Un codice etico per l’intelligenza artificiale

Un codice etico per l’intelligenza artificiale

L’impatto, sia sociale che economico, che l’Intelligenza artificiale (anche nota come IA) sta avendo, e sempre più avrà, sulla vita delle persone, è fuori di discussione. È destinata a influenzare molti aspetti della quotidianità, dal lavoro all’istruzione, passando anche per l’insospettabile importanza che eserciterà sulla politica.

Gli utenti ripongono nelle tecnologie, e nell’IA in particolare, una fiducia che dai colossi del web è considerata come fattore dirimente nella conquista di fette di mercato.

Ci si abbandona inconsapevolmente ai suggerimenti che vengono dagli assistenti intelligenti, quale alexa di Amazon, senza domandarsi perché essi sappiano tutto di tutto, e anche troppo di noi.

Ci si affida ai suggerimenti del navigatore dell’automobile, che frena qualora ci distraessimo e ci avvisa su possibili guasti dell’auto prima che si verifichino, ma che è pure in grado di suggerirci i ristoranti lungo il percorso con la segnalazione del migliore per noi, stante che dialoga con la “rete” e ha registrato i nostri gusti e tendenze, oltre che i nostri comportamenti di guida rischiosi a favore le compagnie di assicurazione auto.

Tutto questo è da addebitare a quell’entità tecnologica indefinita, oscura e ai più ignota, conosciuta come IA (in inglese nota con acronimo AI).

L’invasività di questa tecnologia è acclarata e sta creando preoccupazioni, non solo per l’ingerenza nella vita sociale, ma anche per i possibili errori, le mancanze e i pregiudizi di chi la progetta e realizza.

Molti errori commessi dall’IA ci fanno sorridere, ma alle volte occorrerebbe ragionare sulle possibili conseguenze per le persone.

Non ultimo quanto riportato da WebNews: sembrerebbe che Instagram rimuova gli scatti di donne in carne, rispetto a quelli di modelle magre, causa filtri basati sull’IA che si rivelano più severi per le donne “curvy” rispetto a modelle di minor peso.

Di certo non è la prima volta che questo accade, la letteratura sulla materia è in costante aggiornamento come la preoccupazione dei politici e non ultima della Chiesa cattolica.

Prima che scoppiasse la pandemia Covid-19 la Chiesa cattolica si è espressa a favore di un’etica sempre più stringente nei sistemi di IA con una dichiarazione di intenti che vede la collaborazione della Pontificia Accademia per la Vita con due partner tecnologici di primo livello: Microsoft e Ibm.

La firma della Rome Call for AI Ethics è avvenuta a Roma durante la tavola rotonda sul tema, sollecitata dallo stesso Papa Francesco, il quale ha seguito in prima linea lo sviluppo della carta vissuta come una riflessione sul versante delle nuove tecnologie, attenzione all’impatto educativo verso i giovani e preoccupazione per le possibili disuguaglianze indotte che potrebbero avere effetti drammatici sull’umanità.

La Call ovviamente non dettaglia tutte le implicazioni etiche che possono derivare dall’adozione e dall’utilizzo dell’IA, ma costituisce un invito all’umanità sui suoi possibili impatti.

Monsignor Paglia, tra gli ispiratori dell’evento, ha precisato che essa è “un appello a riconoscere e poi ad assumere la responsabilità che proviene dal moltiplicarsi delle opzioni rese possibili dalle nuove tecnologie digitali”.

La carta sostiene che la tecnologia dovrebbe: rispettare la privacy, funzionare in modo affidabile e senza distorsioni, considerare “i bisogni di tutti gli esseri umani” e operare in modo trasparente.

Quest’ultimo aspetto denota che gli estensori alla chiamata sono anni luce avanti in quanto consapevoli che le motivazioni alla base delle decisioni prese dagli algoritmi di intelligenza artificiale sono spesso di difficile interpretazione e fautori di pesanti ricadute per gli ignari utenti.

Per questo la Santa Sede sollecita che gli algoritmi includano nell’analisi il rispetto dei valori etici senza fraintendimenti.

La call attenziona pure le aziende e le istituzioni, dove sembra prendere piede l’emblematico e molto discusso utilizzo dei sistemi biometrici, tra tutti il riconoscimento facciale.

La Chiesa cattolica in questa iniziativa non è sola, sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea stanno varando regole da applicare all’IA.

Tutti i documenti invocano una maggiore collaborazione e sinergia fra le aziende e i centri di ricerca, dichiarando che tutti gli algoritmi di IA devono porre al centro l’uomo cioè massimizzare i benefici per l’uomo e per il pianeta, con un forte richiamo anche all’economia circolare e alla sostenibilità ambientale.

L’IA è una tecnologia promettente che può aiutare a rendere il mondo più vivibile, più sano e più prospero, ma deve essere pensata e sviluppata fin dall’inizio secondo interessi e valori umani.

Chi progetta gli algoritmi di IA deve considerare come faro le norme e i valori che regolano il comportamento dell’uomo in relazione agli altri, deve sempre avere presente che quanto da lui prodotto avrà una ricaduta sul mondo reale e quindi sulle persone.

Scritto da: Marcello Pistilli