Tecnologia inclusiva nell’hub. Storie al femminile

Tecnologia inclusiva nell’hub. Storie al femminile

Il nostro “Vagone FMD. Da 01 a 100”, un progetto ad alta velocità che ogni settimana fa tappa al Binario F portando nell’hub di Facebook target diversi per avvicinarli al digitale: giovani, nonni, studenti, migranti e donne. Tante persone con necessità differenti ma molto spesso tra loro estremamente simili. Perché sia chi desidera imparare a usare lo smartphone per una videochiamata, sia chi vuole sperimentare i linguaggi di programmazione è animato dalla necessità di portare le nuove tecnologie nella propria vita per migliorarne la qualità.

L’obiettivo che desideriamo raggiungere con i laboratori che di giorno in giorno, di settimana in settimana, di mese in mese coinvolgono tutti i nostri partecipanti – da 01 a 100 – è l’inclusione. La voglia di mostrare loro le strade percorribili grazie al digitale e alla competenze a questo connesse, le loro potenzialità, la capacità che hanno di aumentare le opportunità nel mondo del lavoro, di moltiplicare le occasioni di socialità esorcizzando l’isolamento, di amplificare la comunicazione di se stessi, delle proprie passioni e della propria professione.

Questo articolo lo dedichiamo agli incontri in rosa, al target donne. Giovani, meno giovani, studentesse, lavoratrici, in cerca di occupazione o alla ricerca di nuovi stimoli per crescere.

In questi mesi ne abbiamo conosciute tante, sono state protagoniste di laboratori dedicati alla diffusione dell’imprenditoria femminile, di emozionanti talk e workshop sui social network, si sono confrontate con il coding e hanno condiviso idee, desideri, speranze e timori davanti a un cocktail in occasione dei nostri Happy Hour con networking.

Per appassionare, sensibilizzare e avvicinare le ragazze al mondo delle STEAM – le materie tecnico-scientifiche, ancora troppo spesso considerate “maschili” – abbiamo coinvolto e continuiamo a coinvolgere le studentesse delle scuole secondarie di secondo grado di Roma e provincia in “Women4Steam”. Si tratta di un laboratorio di “coding in rosa” – che spesso si trasforma in un mini-hackathon, una maratona di informatica che permette di mettersi alla prova con il linguaggio di programmazione Scratch e il lavoro di gruppo. Da questi appuntamenti nascono molte idee, ma soprattutto nuove consapevolezze. Perché se è vero che le donne hanno una maggiore predisposizione al multitasking, al problem solving, al lavoro di squadra e una forte capacità di apertura al cambiamento e alla flessibilità, è altrettanto vero che tutto ciò che è innovazione non può prescindere da queste abilità. Consapevole di ciò, partiamo dalle scuole per diffondere la parità di genere e per alimentare nelle partecipanti una visione diversa delle proprie attitudini e delle strade professionali percorribili. A volte accadono delle piccole magie, sono storie di piccoli cambiamenti, come quella di Miriam. Studentessa del Liceo Classico Sperimentale Bertrand Russell amante delle materie letterarie e per nulla di quelle scientifiche, piacevolmente stupita nello scoprire che il coding non è fatto solo di stringhe di comandi e che può essere interessante anche per chi, come lei, non ha un buon rapporto con la matematica – leggi l’articolo.

Acquisire le competenze giuste abbandonando l’ansia da prestazione e diventando più consapevoli di se stessi e di quanto sia possibile condividere con gli altri, che si tratti di consigli, di abilità professionali, prodotti hand-made da vendere sul mercato.

Questa volta le donne sono di tutte le età e hanno un obiettivo condiviso: comunicare in modo efficace la propria attività imprenditoriale sul web, per regalarsi una seconda possibilità dopo la perdita di un lavoro o più semplicemente perché si decide finalmente di smettere di non ascoltare quello che il cuore – e non la ragione – suggerisce da tempo. L’appuntamento è “She Means Business”, progetto itinerante nato dalla collaborazione di Facebook e della Fondazione Mondo Digitale, quest’anno giunto alla sua seconda edizione, che porta coach esperti in giro per le regioni del Centro e Sud Italia e…al Binario F.

Fornire gli strumenti digitali e iniettare una dose di coraggio a tutte quelle donne che hanno un sogno da realizzare, un hobby o una passione da trasformare in business.

La cosa più bella che accade quando nell’hub  arriva “She Means Business” è il circolo virtuoso che si innesca: la testimonianza di una diventa la forza dell’altra. Un esempio di modello positivo è la storia di Chiara Di Cillo, giovane imprenditrice di 30 anni, partecipante della prima edizione del programma e fondatrice del marchio Portatelovunque. Designer e CEO di un brand che trasforma materiali di recupero in prodotti artigianali, Chiara regala agli oggetti una seconda vita: borse, pochette, bustine, mousepad, porta bottiglie sono i prodotti finali figli di una precisa esigenza personale, quella di ottenere pezzi senza nichel – Chiara è infatti allergica a questo elemento. I social network le hanno permesso di “portare ovunque” il suo progetto hand-made e di condividerlo con gli altri. Ama definirsi per questo un artigiano digitale, una nuova figura che con le sue produzioni indipendenti trova spazio nel mare del web – qui l’articolo dedicato a lei.

E poi ci sono le protagoniste di due talk, “Donne W.W.W.” e “Donne che navigano”. Il primo ci ha fatto fare la conoscenza di Ilaria Petitto, managing director dell’azienda vitivinicola di famiglia Donna Chiara, di Livia Carchella e Bruna Pietropaoli, titolari de Le Artigiane, uno spazio virtuale che diventa punto di incontro tra i migliori artigiani italiani e quanti amano prodotti creativi realizzati a mano, e infine di Antonella Marras, responsabile comunicazione Enterprise Europe Network Italia.

Il secondo, invece, ci ha catapultato nel mondo de Il rosa che osa, l’Associazione onlus che spinge le donne unite dall’esperienza della malattia del cancro al seno a riprendere la propria vita in mano, per rinascere nonostante le difficoltà. Di Mamme al Lavoro, un luogo virtuale dove ogni giorno si incontrano persone che vendono prodotti e persone interessate al loro acquisto: un gruppo social dove non ci sono intermediari, solo collaborazione, solidarietà e aiuto reciproco fra donne. Infine, Tamara Viola, beauty digital strategist che ha fatto dei social network il suo mestiere, permettendo alle partecipanti di una community virtuale di incontrarsi e di instaurare rapporti reali, fatti di complicità e momenti autentici.

Storie che dimostrano l’importanza di fare rete, perché “insieme tutto è possibile”, e il ruolo fondamentale ricoperto dal digitale.

E poi ci sono tante donne che, pur non partecipando a incontri men-free, hanno lasciato una traccia indelebile nella nostra memoria. Donne mature, di un’altra generazione, ma avanguardiste, del futuro seppure appartenenti a un’epoca lontana, alla Frida Kahlo, alla Tamara De Lempicka. Fra tutte, a rapirci il cuore sono state Maria Teresa e Wanda.

Maria Teresa ha 78 anni, è una professoressa di lingue in pensione che ha preso parte alla formazione pensata per gli over 60 su smartphone, computer e fake news. Completamente a digiuno di digitale, ma affamata di conoscenza, ci ha raccontato cosa rappresenta per lei un laboratorio di avvicinamento all’uso delle nuove tecnologie: un’opportunità dalla molteplici sfaccettature, la strada per diventare indipendente rispetto a figli e parenti e per non sentirsi esclusa. Da quando è rimasta sola, accetta senza esitazione di mettersi in gioco, di sperimentare quello che la intimorisce, per superare i suoi limiti. E così, dividendosi tra analogico e digitale, passando dal suo quaderno degli appunti alle applicazioni del suo cellulare, è riuscita pian piano a portare nelle sue giornate l’amata nipotina, che da quando si è trasferita all’estero con i genitori può incontrare solo virtualmente, grazie alle videochiamate. Per ascoltare la sua intervista, cliccate sul link.

Wanda, 70enne vulcanica con un progetto ambizioso, proprio come lei: creare un prezioso microcosmo, un portale dei servizi al cittadino grazie al quale i più giovani imparano a difendersi dal cyberbullismo, e i meno giovani trovano l’assistenza necessaria per concretizzare un piccolo sogno imprenditoriale custodito silenziosamente per anni nel cassetto – evitando così di “arrendersi alla panchina”. Ma questo non è tutto. Consapevole dell’importanza di trasmettere ai ragazzi le competenze, tecniche e strategie necessarie per comunicare in modo efficace se stessi in un mondo dominato dalle nuove tecnologie, ha deciso di acquisirle in prima persona per poi trasferirle agli altri. E così, nell’intento di arginare la noia e allontanare quel senso di frustrazione che troppo spesso chi è in pensione si ritrova a vivere a causa degli altri, Wanda ha trovato la ricetta magica per trasformare il suo tempo in qualcosa di prezioso: imparare per poi insegnare agli studenti con i quali è rimasta in contatto come emergere nel mondo del lavoro sfruttando il web. Una storia diversa da quelle che siamo abituati ad ascoltare, dove non sono le nuove generazioni a guidare la vecchie ma piuttosto il contrario, che potete approfondire leggendo l’articolo che le abbiamo dedicato.

Scritto da: Ilaria Bonanni