Storie al femminile, storie di eccellenza. Quando il business (e non solo) si tinge di rosa

Storie al femminile, storie di eccellenza. Quando il business (e non solo) si tinge di rosa

Tutte le volte che il “Vagone FMD. Da 01 a 100” parte dal Binario F per un viaggio all’insegna dell’imprenditoria femminile, l’hub di Facebook viene pervaso da un’atmosfera unica. Perché sono le donne a essere uniche, con la loro forza e capacità di rialzarsi e di lottare. Spesso non ne sono neppure consapevoli, ma dentro di loro c’è sempre quel coraggio e quell’energia pronti a emergere nei momenti più duri e difficili. Momenti fatti di scelte e di cambiamenti che spaventano e disorientano. Anni, mesi, a volte anche solo una manciata di ore in cui diventa fondamentale individuare la strada da percorrere: prendere o lasciare, continuare o fermarsi, provarci o arrendersi. Una decisione per la propria carriera, per la salute o più semplicemente per non ignorare un’intuizione e seguire una passione. Scelte tra loro diverse ma pur sempre scelte di vita. Reagire con determinazione, mettendo da parte la ragione per non accontentarsi di sopravvivere: questo è quello che fanno le donne, eroine di tutti i tempi.

La scorsa settimana abbiamo avuto l’occasione e il piacere di ospitare all’interno di “She Means Business” – l’evento firmato Fondazione Mondo Digitale e Facebook – alcune di queste eroine e le loro storie di successo, che ci hanno affascinato ma soprattutto fatto riflettere. Perché quando vengono condivise, queste storie, accade qualcosa di speciale: si innesca un circolo virtuoso, la forza e il successo di una diventano lo stimolo a non mollare per l’altra. E questo non può che essere considerato un piccolo miracolo.

Nell’articolo di oggi non analizzeremo dati, non parleremo di come usare Instagram e Facebook a vantaggio del business. Questa volta lasceremo da parte i numeri sull’imprenditorialità in rosa per dare spazio alle testimonianze. E allora mettetevi comodi che vi presentiamo le protagoniste del talk “Donne che navigano“.

La prima intervista è dedicata a Tamara Viola, una ragazza brillante e decisamente poco ordinaria, dagli originali capelli viola – appunto. Sul suo sito web si presenta così: “Ciao! Sono Tamara Viola, beauty digital strategist. Aiuto piccole e sfavillanti aziende a definire e lanciare online il loro messaggio di bellezza e benessere. I miei strumenti? Una strategia digitale autentica, dei contenuti che spaccano, i canali giusti per raccontarlo”. Nelle sue mani, la gestione della comunicazione digitale di alcuni brand del settore beauty, che basa su due elementi imprescindibili: l’ascolto delle persone e la cura delle relazioni – prima virtuali e poi reali. I social network, fondamentali per la sua attività, le hanno regalato amore, nuove amicizie e lavoro. Secondo questa breve descrizione, la vita di Tamara sembrerebbe costellata di successi. In realtà, come spesso accade, le soddisfazioni sono arrivate solo dopo una serie di delusioni. La difficoltà di realizzarsi professionalmente nel settore d’interesse – il giornalismo – ha infatti portato Tamara ad abbandonare il suo sogno e a cambiare strada. E proprio quando era convinta di essere assunta come parrucchiera all’interno di un noto salone di Roma, le è stata offerta la possibilità di mettersi alla prova con la gestione della comunicazione e del marketing. Lanciarsi in una nuova sfida o seguire la ragione? È difficile lasciarsi andare quando la parte più razionale di noi ci fa rimanere ancorati a terra. La ragione ricordava a Tamara che lei in quel settore non aveva la men che minima esperienza, se non la gestione del suo blog e dei profili social personali, gli stessi che avevano affascinato il titolare del negozio tanto da decidere di regalarle una nuova opportunità. Da sempre l’istinto ci salva.

“Insieme tutto è possibile”. Questo è il motto de Il rosa che osa, l’Associazione onlus che nasce nel 2015 per volontà di 12 donne unite dall’esperienza della malattia del cancro al seno e dalla voglia di rinascere nonostante le difficoltà. Una malattia che mette a dura prova, fisicamente e psicologicamente, che ha il potere di distruggere ma anche di generare rapporti di solidarietà tra quanti si ritrovano a combatterla. Per superarla non bastano le cure mediche: diventa fondamentale un cambiamento delle proprie abitudini e dell’atteggiamento nei confronti della vita. Esperienze così forti capovolgono la scala dei valori e delle priorità e costringono a guardarsi allo specchio: siamo davvero chi vogliamo essere? ci piace quello che facciamo ogni giorno, il nostro lavoro, la quotidianità? Romana, vicepresidente de Il rosa che osa, si fa portavoce del messaggio dell’associazione: osare, provare a riprendere in mano la propria vita per farne ciò che davvero si desidera. Perché se non si osa dopo certe esperienze, non sarà mai più possibile farlo. E la forza di essere se stesse viene dalla condivisione; diventa pertanto fondamentale fare rete, comunicare anche a distanza tramite i social network, fare gioco di squadra e praticare sport di gruppo come il Dragon Boat, un drago che non viene sconfitto, come da sempre accade nelle favole, ma cavalcato sul fiume Tevere.

Tornare agli impegni di tutti i giorni dopo la maternità, un’esperienza che stravolge gli equilibri e che spesso costringe le donne ad allontanarsi dal mondo del lavoro. Esiste però una community di circa 43.000 persone – tutte rigorosamente donne – all’interno della quale è riservato un posto speciale a chi ha deciso di reinventarsi per contribuire all’economia della famiglia. Il suo nome è Mamme al Lavoro, un luogo virtuale che ci presenta Giorgia – una delle sue fondatrici – in una breve intervista. Qui, ad incontrarsi ogni giorno, sono persone che vendono prodotti e servizi e persone interessate al loro acquisto: niente intermediari, solo collaborazione, solidarietà e aiuto reciproco. Un vero e proprio modello economico basato sul passaparola che con il suo successo dimostra al mondo che il diritto di realizzarsi professionalmente appartiene a tutti. Sulla scia del gruppo Facebook nato nel 2016, lo scorso anno è stata fondata l’associazione culturale Il Cerchio delle Mamme al Lavoro che vuole sostenere l’imprenditoria femminile incentivando competenze e talenti.

Come è noto, ogni storia ha una morale. Nel nostro caso abbiamo tre insegnamenti: nulla accade per caso, la vita va apprezzata momento per momento ascoltando e rispettando se stessi, rimettersi in gioco è sempre possibile. Noi ne vogliamo aggiungere un’altra. Conoscete quella favola indiana che parla di due vasi? Ve la raccontiamo.

Un portatore d’acqua indiano aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso alle estremità di un palo che portava sulle spalle. Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro era perfetto. Alla fine della lunga camminata che l’uomo faceva ogni giorno dal ruscello verso casa, il vaso integro arrivava colmo di tutta l’acqua raccolta: era ideale per il compito per cui era stato costruito e orgoglioso dei propri risultati; quello rotto, invece, era mortificato del proprio difetto che gli impediva di svolgere al meglio il suo lavoro. Così, un giorno, il vaso rotto decise di parlare al portatore d’acqua: “Mi vergogno di me stesso, e voglio scusarmi con te. Per anni sono stato in grado di fornire solo la metà del mio carico: a causa di questa crepa nel mio fianco, infatti, tutta l’acqua esce durante la strada fino a casa tua. A causa dei miei difetti non vieni ricompensato dei tuoi sforzi”. Il portatore d’acqua disse allora al vaso: “Hai notato che solo dalla tua parte del sentiero sono cresciuti dei fiori? ho sempre saputo del tuo difetto e così ho piantato semi dal tuo lato del sentiero che tu, ogni giorno mentre tornavamo, annaffiavi senza neppure saperlo. Per anni ho potuto raccogliere quei bei fiori e decorare la mia tavola. Senza il tuo essere semplicemente come sei, non avrei potuto abbellire la mia casa”.

Ogni evento o circostanza poco fortunata che siamo costretti ad affrontare porta con sé cambiamenti che ci rendono inevitabilmente diversi dagli altri. Ma diversità non è mai sinonimo di difetto o debolezza. Diversità è unicità, e unicità il punto di forza di ogni individuo. Solo se consapevoli del potere che si nasconde dietro alle differenze di ognuno riusciremo ad avere il coraggio di prendere in mano la nostra vita, di apprezzarla e valorizzarla.

Scritto da: Ilaria Bonanni