#StandwithAhmed: insegnanti di tutto il mondo impariamo la lezione!

AhmedCome tutti, ho seguito in questi giorni la vicenda di Ahmed.

Immagino con simpatia questo piccolo maker che trascorre parte delle sue vacanze estive a progettare e realizzare un orologio tutto da solo, assemblando a modo suo pezzi e meccanismi vari riuscendo a raggiungere il suo obiettivo. La sua creazione dall’aspetto bizzarro, però a scuola viene prima sminuita e poi scambiata per un ordigno esplosivo. Da lì il preside, la polizia, l’arresto, Obama, Zuckerberg , un vortice di interviste e una ciclone di solidarietà e di notorietà.

Ahmed ha avuto una di quelle strane, potenti e rare fortune che si è avvicinata a lui travestita da sfortuna. Avrà avuto paura, avrà pensato fosse il giorno più brutto della sua vita, un incubo  che  però si  è trasformato  velocemente in un evento miracoloso che lo ha portato ad essere protagonista di attenzione mondiale, ammirazione, scuse ufficiali, solenni quanto insperate, e poi nuove possibilità. Lui l’ha già capito: ha espresso il desiderio di cambiare scuola, e chissà quali avventure vivrà grazie proprio alla sua disavventura.

Una storia che ha avuto un lieto fine  grazie paradossalmente ad un errore commesso da Ahmed. Il suo orologio infatti è entrato in allarme e ha attivato tutto questo processo quasi surreale. Ma cosa sarebbe successo se fosse stato ancora più bravo e avesse programmato meglio la sveglia dell’orologio? Probabilmente la sua creazione sarebbe rimasta silenziosamente nello zaino, sarebbe tornata a casa, magari riposta e dimenticata su una mensola  insieme ai suoi sogni da inventore, catalogati come una sciocchezza, una perdita di tempo.

Quanti piccoli Ahmed entrano ogni giorno nelle scuole con idee, progetti, sogni e quante volte  la loro inventiva e genialità viene trascurata, sminuita o addirittura scoraggiata?

Questa vicenda,  proprio all’inizio dell’anno scolastico, mette in guardia e dà  una  lezione  preziosa a noi adulti e ancora di più a noi adulti insegnanti. Nelle aule oggi ci sono  maker, inventori, poeti, artisti e tante teste potenti e talentuose, che anche se non riusciamo a comprendere fino in fondo  dobbiamo accogliere,  valorizzare, stimolare e aiutare a crescere. Cervelli ai quali non dobbiamo mai far desiderare la fuga dalla scuola.

Scritto da: Cristiana Zambon