Salviamo internet

Salviamo internet

Alla fine si configura come una provocazione il titolo del libro di Christian Rocca Chiudete Internet (Marsilio Editore, 2019). Il libro pone la provocatoria affermazione come una sfida ambiziosa verso le grandi piattaforme internet affinché siano garantiti i diritti dei cittadini digitali.

La rivoluzione digitale ha cambiato il modo di vivere, ha ridisegnato radicalmente il mondo che abitiamo offrendo possibilità inaudite di sviluppo, conoscenza e divertimento, ma se non si interviene in tempi brevi essa si configura come elemento destabilizzante.

Il rapido sviluppo tecnologico e l’assenza di una cultura digitale hanno evidenziato i rischi insiti nel mezzo.

Il modello di business di internet è basato su di un sottinteso, ma non sempre consapevole, accordo tra gli utenti del web e le grandi piattaforme. I primi ricevono gratuitamente i servizi digitali e in cambio cedono informazioni come: dati personali, preferenze, interessi, desideri e molto altro.

Dati e informazioni che svelando l’identità generano flussi come pure interessi opachi e conflitti, oltre che forme crescenti di controllo e dispotismo. Flussi che rappresentano comunque un valore economico.

Gli utenti sono felici di navigare gratuitamente nel web, ma i loro dati e le loro informazioni, rivelando la loro reale natura, vengono aggregati e profilati per campagne di marketing e non solo, arrivando così a creare valore per le piattaforme del web.

La decentralizzazione del sistema di generazione delle notizie, aperta e senza barriere di ingresso, ha depotenziato i controlli e le responsabilità che gravano sui loro creatori. Se a questo si aggiunge il meccanismo perverso dei like ogni messaggio, immagine o filmato raggiunge milioni di contatti.

La rete allargando la platea ha permesso a soggetti senza adeguata preparazione, quindi non titolati, di distorcere la realtà dei fatti creando “fake news” o “fatti alternativi”. Questo, in un mondo che vuole fare a meno della competenza e dell’esperienza, contribuisce ad aumentare la disinformazione a danno dell’informazione imponendo così le teorie estreme sui fatti.

È errata l’idea che i social network siano strumenti neutri, essi sollecitano e invogliano messaggi, concetti e immagini in grado di turbare, offendere o infastidire le persone.

In questo flusso di informazioni le notizie e i fatti negativi o esagerati richiamano più attenzione, vengono meglio accettati e creano più reazioni nei confronti delle notizie più comuni e moderate.

Gli algoritmi alzando il tasso di visibilità ai messaggi estremi invece che a quelli neutrali, consentono ai provider di ottenere un maggior numero di visualizzazione, quindi maggiori guadagni.

Dalle piattaforme del web nulla viene concesso gratuitamente, anzi alla fine quello che i fruitori della rete ottengono in cambio è una inezia a fronte di quello che viene elargito e che fa arricchire i signori del web.

Senza cadere in facili allarmismi, ma neppure nascondendo la realtà delle cose, necessita occuparsi seriamente della deriva che stanno prendendo le tecnologie digitali

Gli esperti, anche gli ideatori della tecnologia, stanno riconoscendo i pericoli delle piattaforme digitali e nella Silicon Valley sta nascendo una tendenza a cambiare il modello di business.

Se non si cambiano le cose il pericolo è evidente anche per il business stesso delle grandi piattaforme che stanno perdendo gli utenti stanchi di questo andazzo. Per questo alcune big company hanno iniziato a formare gruppi di super esperti per controllare le varie derive e le attività ambigue occorse in rete.

Purtroppo si è ancora lontani da una possibile soluzione e non si può lasciare alle sole aziende la possibilità di autoregolamentarsi. Deve intervenire la politica e Christian Rocca nel suo libro indica un modo per regolamentare la rete.

Nel libro l’autore indica di seguire gli esempi del passato che hanno portato alla regolamentazione delle ferrovie, dell’energia e delle telecomunicazioni, cioè porre delle leggi che rompano i monopoli liberando la concorrenza.

Certamente questa strada porterà a dover pagare i servizi dei social, ma già lo si sta facendo con piattaforme come Sky o Netflix.

Quindi non si vede perché non sia possibile farlo per Facebook, Google, i giornali e i le media company in generale, a patto però che i dati personali vengano tutelati e questo sarà compito dei Governi con le Autorità di Vigilanza [vedi l’articolo Zuckerberg chiede aiuto ai governi: “Facebook non basta, nuove regole per salvare internet”].

Mark Zuckerberg: “La tecnologia è una parte importante della nostra vita, e le aziende come Facebook hanno enormi responsabilità”.

“Aggiornando le regole per internet, possiamo preservare il meglio di questo mondo, la libertà che hanno le persone di esprimersi e quella degli imprenditori di inventare cose nuove, proteggendo anche la società dai danni più ampi”.

Il tutto è molto a venire, ma l’importante è essersi resi conto della realtà e assumere atteggiamenti rivolti a voler risolvere i problemi che si evidenziano giornalmente, senza credere alle promesse dei signori del web di: “utilizzare l’intelligenza artificiale per risolvere i problemi causati dall’intelligenza artificiale”.

Scritto da: Marcello Pistilli