Ripensare i social

Ripensare i social

Nell’interessante libro Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social (Il Saggiatore, 2018) Jaron Lanier, Interdisciplinary Scientist di Microsoft Research, illustra perché ritiene che i “Social Network” siano da considerarsi pericolosi.

La tesi di Lanier è che i social network diano dipendenza e manipolano le persone generando sudditanza e condizionandone il pensiero in ogni ambito: sociale, commerciale, politico.

Lanier non avversa la tecnologia, lui è tra i primi ideatori del web, ma ribadisce che l’uso che si fa di essa la tradisce fino a distorcerla, creando di fatto un danno alle persone che la usano. Così consiglia di prendersi un periodo di riposo depurando il proprio spirito. Indica di abbandonare i social, non il web, cancellando gli account Google e Facebook, Instagram, WhatsApp, Twitter e quanti altri account di social network si abbiano.

La posizione di Jaron Lanier: informatico, compositore e saggista statunitense, pioniere della realtà virtuale per cui ha creato la espressione “virtual reality”; in merito è molto chiara: “questi strumenti così utilizzati ci fanno del male, i social network danneggiano la nostra concezione di verità, ci rendono meno felici e limitano la nostra empatia”.

In particolare, uno dei punti focali della tesi di Lanier è che gli algoritmi dei social network ci spiano e registrano qualunque cosa si faccia, sono progettati nel modo sbagliato, non aiutano gli utenti ma i creatori delle piattaforme social.

Questi algoritmi sono stati ideati per attrarre gli utilizzatori in qualsiasi modo possibile, anche sfruttando la psicologia comportamentale, con il fine di massimizzare i guadagni dei “padroni del web”, che sono poi sempre gli stessi Google, Facebook etc. e più si è connessi e più essi guadagnano.

La dipendenza imposta dagli algoritmi adula gli utenti distorcendo il rapporto con la verità e degradando la capacità di empatia. Gli utenti dei social network sono più connessi che mai, ma sconnessi dal mondo reale e dagli altri esseri umani.

Per questo Lanier consiglia di lasciare i social network che condizionano la vita quotidiana così da riprendersela.

Molteplici sono i riscontri di questa tesi, li possiamo trovare tra amici e conoscenti, sul lavoro e nella vita reale, tra politici e uomini e donne la cui vita è pubblica.

Un raffronto immediato di quanto siano pericolosi questi strumenti, se non usati con la dovuta cautela, è evidenziato da quanto sta accadendo, riportato da tutti i giornali, in merito alle esternazioni dei due vice ministri Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che per raccattare condivisioni non trascurano, sui social network manifestazioni e siparietti ad alto riscontro, sia positivo che negativo.

I due vice ministri non sono i primi e neppure gli unici, i social esportano su larga scala una dipendenza che affligge chiunque stia troppo attaccato ad essi. Questa dipendenza è stata ben illustrata da Enrico Esposito, vice capo dell’ufficio legislativo del Ministero dello Sviluppo economico, collaboratore e compagno di università di Luigi Di Maio che lo ha portato al vertice a Roma.

//www.tgcom24.mediaset.it/politica/tweet-omofobi-il-collaboratore-di-di-maio-si-giustifica-solo-humor-nero-_3168538-201802a.shtml

Nel repertorio social esibito dal sig. Enrico Esposito spuntano molte esternazioni esecrabili esercitate in rete. Il cattivo gusto manifestato dal Sig. Esposito non ha risparmiato nessuno come si può leggere dalle cronache: <i nomi di Vladimir Luxuria, che “dovrebbe stare in galera”, Micaela Biancofiore, “una mignotta in quota rosa”, per poi passare ad affermazioni dello stesso tenore sull’omosessualità di Dolce e Gabbana, sulla moralità della showgirl Melissa Satta e alcune tecniche per distinguere i veri uomini “dai ricchioni”>.

Riprendendo il pensiero di Lanier sono i social network che: “tirano fuori il peggio di te, spingendoti a manifestazioni d’odio di cui non ti pensavi neppure capace; ti ingannano con una popolarità puramente illusoria”.

A sua giustificazione il sig. Esposito spiega che i tweet incriminati erano una sorta di scherzo per promuovere un programma radiofonico indicando che sono: “Solo humor nero”. Non era lui ad esternare ma un suo “alter ego” che si imponeva attirando anche impopolarità berciante così da poter essere al centro della scena.

Purtroppo le sue affermazioni vanno oltre la libera manifestazione di un’opinione e sono da considerarsi vergognose, specialmente se pronunciate da una figura istituzionale che così esprimendosi pare non comprendere, o accettare, la sua posizione intrappolato nella schiavitù della dipendenza da social network come espressa da Jaron Lanier.

Pochi giorni dopo le esternazioni del sig. Enrico Esposito le cronache portano in luce la signora Sonia Avolio, assessore del Comune di Cascina.

//www.pisatoday.it/cronaca/sonia-avolio-assessore-cascina-cristina-parodi.html

La signora Avolio commenta in modo colorito, scendendo sul personale e al limite dell’insulto, postando tutto su Facebook, le affermazioni fatte dalla giornalista Cristina Parodi nel corso della trasmissione di Radio 2 ‘I Lunatici’.

Quanto espresso ha portato a numerosi i commenti sulla pagina Facebook dalla signora Sonia Avolio, molti positivi e altri che arrivano a invocare la querela da parte di Cristina Parodi. L’alzata di scudi ha portato la signora Avolio finita nel vortice della rete, a ripensare sull’accaduto e a fare parziale marcia indietro scusandosi con un post pubblicato sempre su Facebook.

Quanto scatenato dalla signora Sonia Avolio conferma l’assunto di Lanier. La presunta liberazione di espressione indotta dai social condiziona la libertà di parola portandola a sfociare nell’attacco gratuito. Non si replica più con garbo ed educazione, esprimendo e difendendo il proprio punto di vista, si attacca sul personale perché è il modo più semplice per ottenere consensi: la dopamina social espressa a suon di like. Frasi non pesate espresse per attirare l’applauso del branco, quello che si attrae per vincere in cuoricini e click.

Chi in realtà vince, con i cuoricini e i click, sono i padroni del web (Apple, Google, Facebook, Microsoft e Amazon), i “big” americani dell’hi-tech che insieme capitalizzano quasi 2 mila miliardi di dollari.

Ritorna alla mente quanto accaduto, a giugno del 2013, a Francesco Boccia che confrontandosi con gli internauti sull’opportunità di acquistare gli ‘F35’ scrisse che non sono dei caccia, bensì degli elicotteri.

//www.huffingtonpost.it/2013/06/25/f35-francesco-boccia-su-twitter-confonde-caccia-con-elicotteri_n_3495607.html

Poi peggiorò la situazione con “Colpa dello stagista che questa mattina ha scritto, come ogni mattina, gestendo il profilo, ha fatto sintesi poco comprensibile”. In questo caso il suo alter ego social fu indicato in un povero e sconosciuto stagista.

Occorre riprendersi il controllo della vita ripensando l’utilizzo di Internet, che non è il male. Si deve operare affinché i benefici che danno i social media controbilancino le perdite che si subiscono in termini di dignità personale, felicità e libertà di scelta.

Non si deve arrivare a cancellare gli account social perché non si riescono ad arginare i rischi indotti da comportamenti errati, vanno riviste le opportunità al fine di un utilizzo sicuro, corretto e misurato. Va ripensato profondamente attraverso etica e cultura.

Scritto da: Marcello Pistilli