Quella frase non mi rappresenta

Quella frase non mi rappresenta

La realtà, con tutte le sue regole e sotto regole è lenta, il web è veloce!

La dialettica, il ragionamento, la discussione, il dubbio, l’esitazione sono lenti, ma ancora di più è lenta la cultura frenata dalla rincorsa tecnologica.

L’attuale società, dove la preparazione al digitale è l’ultimo dei pensieri, si trova perfettamente a suo agio sui social network dove si vive distaccati dai problemi del mondo reale isolati sul proprio apparato e immersi in una connettività permanente.

Si controlla freneticamente il dispositivo e si è colti dal panico di fronte all’allontanamento, anche temporaneo, dal proprio oggetto, si ha il timore che quell’attimo in cui si è distratti da accadimenti reali, comprometta, spinga a sparire, a essere dimenticati dalla comunità digitale.

Di certo vivere in questa comunità connessa e immersiva riduce la solitudine, e da un’illusione di appartenenza perché si è sempre e ovunque raggiungibili.

Sui social si passa il tempo a costo di inventare casi e problemi per non staccare e quindi rientrare nel mondo reale. In questi luoghi virtuali è importante non pensare o riflettere, ma rispondere subito altrimenti, si dice, non si è spontanei.

All’arrivo di altri post si esprimere velocemente il proprio stato d’animo indotto dal momento, con emoticon, like o frasi postati sull’onda di un’emozione non controllata e spinti dalla preoccupazione di non essere percepiti come genuini.

Subito!

Le frasi poste velocemente poi si accavallano nella mente e il tutto si dimentica, ma poi, quando riemerge, si è confusi.

Con il passare dei giorni i ricordi evaporano e con essi si dimentica l’attimo e l’emozione provata su quel post, o immagine, o filmato e, di conseguenza, si è scordato quanto espresso come consenso o dissenso.

La mente umana non è affidabile, specialmente quando cerca di richiamare frasi o fatti su cui non si è riflettuto. Frasi o fatti dove ha prevalso la così detta immediatezza al ragionamento.

Purtroppo, la rete non dimentica e fa riapparire quando espresso nel momento meno opportuno, cioè quando uno meno se lo aspetta, creando quella confusione avvolta nella massa delle opinioni virali che distolgono l’attenzione creando disordine emotivo.

Si fa fatica a comprendere che quella frase detta, quell’apprezzamento o quel dissenso, sono nostri, ci appartengono.

Adesso, se negativi, gli apprezzamenti si vorrebbe non averli espressi.

Ma i social non perdonano e quelle manifestazioni, che pensiamo non ci rappresentino, sono lì di fronte e le vediamo o le leggiamo. Il risveglio nel mondo reale ha conseguenze nefaste, può distruggere amicizie, parentele o peggio la reputazione.

Per questo si deve chiedere aiuto alla cultura al fine di favorire anticorpi e senso critico, in particolar modo quando si è difronte a un post che reclama la nostra risposta, così da rinviarla fino ad annullarla qualora lo richiedesse.

Se vogliamo dare un senso a quello che si esprime ci si deve sempre chiedere se è proprio questa l’espressione che ci rappresenta e verificare che sia posta secondo coscienza.

È quello che non è accaduto a Rita Pavone finita nel tritacarne del web per frasi scivolose postate su Twitter [vedi l’articolo Rita Pavone, sui social infuriano le polemiche: «No alla sovranista a Sanremo»].

Frasi poste sull’impulso del momento, frutto di ingenuità e irruenze e non di testa, tanto che poi vi è stata la retromarcia con le scuse di prammatica.

Non ci sorprende l’alterazione indotta da questi media, dove ogni virgola, ogni frammento di pensiero sono visibili all’istante. Media che inducono pure nei soggetti pubblici abituati a vivere immersi nella comunicazione globale, a cadute eclatanti.

Per vivere con serenità sui social, mezzi potenti di cui non possiamo più fare a meno, occorre costruire la propria personalità, ma nessun cambiamento è possibile senza il senso critico e il ragionamento che parte dalla cultura.

In primis però occorre tenere presente che la vita sociale è tenuta insieme dalle relazioni tra le persone che devono essere coltivate con i rapporti, non con dei semplici like posti sul momento.

 

Scritto da: Marcello Pistilli