Lo studente telemaico

Lo studente telemaico

Siamo giunti al 31° appuntamento con i Docenti della scuola del noi e vi presentiamo Mauro Crepaldi, docente, autore e learning designer.

 

Mauro insegna in un istituto comprensivo della Capitale e crede fortemente nella professione del docente come mentore, prima di tutto, di se stesso. “Perché la scoperta, l’analisi, lo studio, la progettazione di strumenti e prodotti di apprendimento ci riguardano in prima persona e, più ne siamo coinvolti, partecipi e fautori, più le nostre classi ci offriranno il proprio meglio. Un alunno che vede gli insegnanti aggiornarsi, collaborare e sviluppare idee avrà più chance di altri di trovare senso e direzione a ciò che fa in aula giorno dopo giorno; è anche per questo motivo che ho aderito alla “Scuola del Noi”.

 

“Non si tratta del primo progetto che porto avanti insieme a Fondazione Mondo Digitale”, racconta ancora Mauro, “ma in questo caso la dimensione community e la componente digitale hanno avuto un significativo impatto sulla mia pratica di insegnante: insieme ad altri docenti abbiamo costruito un percorso dedicato all’acqua, tematica tanto semplice quanto multi sfaccettata. Attraverso gli strumenti digitali abbiamo unito informazione, esplorazione, invenzione e riflessione all’interno di un unico format didattico, immaginando attività che potessero coinvolgere anche emotivamente gli alunni trasportandoli in un vero e proprio percorso sequenziale, virtuale e interattivo.

 

Come di consueto condividiamo un breve video di auto presentazione e poi l’intervista curata dalla ricercatrice Ilaria Gaudiello, che coordina i lavori della comunità open source dei docenti e formatori.

 

VIDEO IN CORSO DI PUBBLICAZIONE

 

 

L’INTERVISTA

 

Mauro, alla base del tuo mestiere ci sono l’analisi, la creatività l’attenta osservazione delle dinamiche di apprendimento, e il desiderio di trasmettere attitudini, conoscenze, competenze, valori. Oggi la FMD ti conosce come docente, autore, formatore e progettista. In che modo il digitale ti supporta nel mettere insieme le diverse anime del tuo lavoro?

Più che diverse “anime” direi diversi approcci rispetto una stessa costruzione didattica e, in questo senso, il digitale rappresenta un facilitatore operativo immenso, capace di personalizzare agevolmente gli spazi di apprendimento prossimale del singolo alunno, di situare in classe (non intesa come aula) le migliori condizioni di sana “coopetizione” (competizione cooperativa), di estendere all’infinito il lavoro di problem solving, di aggregare creativamente i contenuti proposti, di rendere immediatamente spendibile il coding…

Dal “lato studente” poi, permette di sperimentare cambi di ruolo, esercitarsi ludicamente nelle attività scolastiche più noiose e ripetitive, imparare a esprimersi con i linguaggi del proprio tempo…

Così le app non restano fini a se stesse, i device diventano autentici strumenti, la programmazione assume un senso e si rende un semplice computer, un artefatto culturale (non soltanto tecnologico) rispetto al quale far sviluppare pensiero critico e responsabilità.

 

 

La Scuola del Noi ti ha visto co-ideatore e sperimentatore di un percorso didattico. Ci racconti qualcosa di questa esperienza a più mani?

L’idea dalla quale siamo partiti è stata quella di prendere un argomento scolastico semplice e didatticamente sfruttatissimo come l’acqua, per creare una narrazione moderna, più accattivante, interattiva e creativa. Per ottenere questo risultato ci siamo diretti verso le realtà aumentate e immersive costruendo un itinerario nel quale gli alunni, prima muovendosi come in un videogioco all’interno di in un “museo virtuale 3D” e interagendo con artefatti tridimensionali poi, incontrano situazioni di informazione e scoperta, inviti alla riflessione calati nell’esperito personale e quotidiano, i grandi temi ecologici.

Ispirandoci alle escape room, nel percorso abbiamo inserito elementi da riconoscere e selezionare ed al termine è richiesta un’invenzione dedicata alla soluzione delle problematiche emerse. Non potendo mancare un sempiterno “ciclo dell’acqua”, abbiamo però scelto di presentare quello tecnologico della Stazione spaziale internazionale!

Il prodotto finale è stato proposto (oserei dire “testato”) nelle classi di appartenenza degli autori e, con tutte le differenze dovute a scuole distanti sul territorio e rappresentanti diverse realtà culturali e sociali, tutti ci siamo resi conto del superiore livello di partecipazione attiva e coinvolgimento emotivo messo in campo dagli studenti. Anche altri obiettivi trasversali sono stati raggiunti mentre sul ritorno didattico non voglio soffermarmi: in assenza di un gruppo di controllo ed un test di rilevamento adeguato sarebbero solo le mie parole e sarebbero di grande soddisfazione.

 

Facciamo un esercizio di immaginazione… come immagini la Scuola del noi di qui a qualche anno? Quali iniziative durevoli ti piacerebbe veder realizzate?

Da qui a qualche anno immagino la “Scuola del noi” molto affollata! È un ambiente molto dinamico, costruttivo e soprattutto “concreto” dove i docenti mettono in pratica, con colleghi assai diversi per passioni e metodologie didattiche, per età ed estrazione geografica, progetti che possono dare grandi soddisfazioni ai loro artefici riconoscendo così ai nostri alunni, il loro “Telemaico”* diritto di essere gli studenti di un insegnante felice. Mi riferisco alla pagina dell’Odissea nella quale Telemaco parla con Atena del padre che non ha mai conosciuto e le chiede se almeno lui fosse un uomo felice (nel suo caso come consolazione di un’assenza, nella mia parafrasi, come un “diritto” dei figli/studenti)

Parlando di iniziative “perennizzabili”, invece, emerge tutto il mio terrore al pensiero di una “Scuola del noi” che cristallizzasse la propria “visione educante” smettendo di aggiornare costantemente le proprie spinte didattiche in relazione alle emergenti esigenze storiche e sociali. Nel “qui ed ora”, invece, vedendo il livello raggiunto dall’analfabetismo funzionale e di ritorno, il completo distacco dalla mentalità scientifica, le fragili polarizzazioni tematiche e argomentative che permeano la nostra società, credo estremamente importante concentrarsi sulla possibilità/necessità di ripensare profondamente i percorsi che la scuola ha proposto finora. Ritengo fondamentale un lavoro “importante” sull’elasticità mentale (intesa come capacità di cambiare il proprio e riconoscere punti di vista diversi), sulla comprensione delle dinamiche psicologiche sottese alle nostre scelte “razionali” (le varie “fallacie logiche” che accomunano tutti gli esseri umani), la necessità di un nuovo e diverso rispetto dei ruoli genitori/docenti e il ripristino dell’insegnamento di una disciplina (un’altra?) della quale personalmente sento una forte mancanza a scuola: la retorica.

 

Un consiglio di letture da condividere con la community?

Il primo consiglio lo vorrei ricevere io ed è relativo al tempo per leggere! Detto ciò, mi piacerebbe segnalare tre libri che ho trovato utile riversare nella mia esperienza scolastica. Il primo, “Parlare insieme” di Friedemann Shulz Von Thun, aiuta a comprendere l’enorme potere e relativa responsabilità che, come insegnanti, abbiamo nel rispondere alle istanze dei nostri alunni, fornendo loro un feedback che non sempre controlliamo adeguatamente o, peggio, del quale non ci è davvero chiaro il significato reale. Poi qualcosa per aiutarci ad interagire con le dirigenze scolastiche alle quali dobbiamo relazionarci, spesso, per “chiedere” cose. Molti inorridiranno ma io l’ho trovato semplice e pratico quanto ingerire un paio di pillole: “Parole per vendere” di Paolo Borzachiello. Infine, per risolvere situazioni intricate o lanciare messaggi alla classe, ho trovato fenomenale l’arte di creare metafore in “Giardinieri Principesse Porcospini” di Consuelo C. Casula.

Scritto da: Eleonora Curatola