Le videoconferenze al tempo del coronavirus

Le videoconferenze al tempo del coronavirus

È probabile che quando si uscirà dalla situazione di isolamento imposta da Covid-19 non si riesca più a riprendere una vita normale, come pure la vita lavorativa abituale.

La scienza sociale non ha chiaro come le persone possano reagire dopo l’isolamento forzato. Settimane in casa senza vedere un obbiettivo di scadenza possono essere fautrici di stati depressivi. Per questo i patti aziendali sul lavoro a distanza prevedono periodici rientri in azienda affinché il telelavoratore, come pure il lavoratore agile [vedi su Blusa La scoperta del “lavoro agile”], possa socializzare con i colleghi e informarsi così da sentirsi parte dell’azienda.

Le nuove tecnologie concedono di alleviare parzialmente l’isolamento, però non riescono a far vivere la passata quotidianità.

Fondamentale per questo periodo di forzata vita domestica si è rivelata la videoconferenza.

Ante Covid-19 era relegata per le riunioni di lavoro al fine di risparmiare in spostamenti, tempo e denaro. Ovviamente si usava la videoconferenza solamente quando non vi era necessità di essere presenti di persona presso un ufficio o un cliente.

La tecnologia che utilizza la videoconferenza non è cosa recente, ma solo oggi si è diffusa capillarmente uscendo dalla nicchia degli uffici per entrare prepotentemente nelle case.

Una volta, circa venti anni fa, gli apparati che potevano combinare e gestire la trasmissione e la decodifica di audio e video, erano ingombranti e molto costosi. Negli uffici erano posti in spazi ampi come una sala riunioni. Dato il costo esibirla dava tono alla società.

L’apparato principale era costituito da una postazione simil “disco volante” con diversi microfoni sulla circonferenza, posta nel mezzo del tavolo della sala riunioni per captare e trasmettere i suoni dal vivo, sia il parlato degli invitati che i rumori non ben definiti. L’apposito televisore, sormontato dalla telecamera, fungeva da apparato di trasmissione e ricezione immagini.

I costi, non trascurabili, impedivano la diffusione al di fuori di grandi aziende o di prestigiosi studi.

L’evoluzione della rete con l’impiego delle nuove tecnologie di compressione di suono e video, le hanno consentito di essere alla portata di tutti.

Molteplici sono i prodotti di rete che consentono la videoconferenza, dai più blasonati di Google, Cisco e Citrix, ai più di nicchia come Lifesize, Zoom e molti altri.

Essa consente uno stare insieme telematico che va ben oltre i messaggini o le videotelefonate via cellulare, stante che è entrata ufficialmente in uso anche tra i giovani.

Tutti i prodotti sono simili nelle principali funzionalità. Inoltre, non si differenziano neppure nel chiedere di consentire l’uso dei dati personali, oltre che a sbirciare tra i dati e le informazioni immagazzinate nell’apparato, dall’agenda telefonica alle foto caricate sul dispositivo, sia esso cellulare che personal computer.

In un simile momento storico nessuno si sofferma troppo sulle richieste di accesso ai dati formulate in fase di registrazione dai vari prodotti. Si acconsente a tutto pur di riuscire a collegarsi con i colleghi, gli amici o a non perdere la lezione impartita on-line via web.

Tutte le soluzioni di videoconferenza, ma alcune entro certi limiti, sono in apparenza gratuite, però così non è, sono pagate dagli utenti con la svendita dei dati personali.

Adducendo che le priorità sono altre, si richiede alle persone più attente alla privacy di non andare troppo per il sottile. Poi comunque i vedrà!

In ambito scolastico la videoconferenza si è rivelata utile nel consentire la prosecuzione delle lezioni creando l’aula virtuale, cioè consentendo di virtualizzare un’aula scolastica a patto di mantenere la difficile attenzione dei discenti. Qui tutto il merito va all’insegnate che deve cercare e pretendere l’attenzione degli allievi. Attenzione che potrebbe essere falsata dall’immagine trasmessa di un allievo compreso e attento, anche se è in tutt’altre faccende affaccendato [vedi Così il garante della Privacy rischia di dare uno stop alle videolezioni].

Nell’ambito lavorativo l’attuale momento storico richiede di trovarsi pronti all’obbligo delle riunioni multivideo con soggetti, colleghi o clienti, posti in luoghi diversi, ma in identico isolamento.

Le videoconferenze creano gruppi virtuali di lavoro con scambio di informazioni, opinioni e condivisione di documenti e applicazioni.

Con i clienti sostituiscono la telefonata ed essendo più empatiche permettono una migliore interazione e attenzione.

In questo periodo di clausura la videoconferenza, rispetto alla telefonata, irrompe nella vita del soggetto contestualizzando il luogo di contorno così da cogliere molte pieghe degli individui altrimenti impercettibili. Mostra un effetto di intimità alle volte sconvolgente, invade, mediata dalla tecnologia, nel mondo reale casalingo così da svelare un’essenza di vita degli altri non sempre nota e conosciuta.

Nell’irruzione casalinga si riesce a cogliere l’interlocutore nudo e crudo nel suo habitat e seppure sempre attraverso primi piani, concede l’analisi del tinello con vista su quadri impensabili o cristalliere d’altri tempi, perché non tutti hanno oggi un angolo da dedicare a studio con libreria da sfondo.

Essenze di vita ben raccontate dal video, che consiglio, prodotto da Giovanni Scifoni dal titolo Nella mente dello smart worker.

Un’esilarante disamina del lavoratore agile chiuso nei confini della propria abitazione a contatto con i propri familiari.

Virtualizzando gli incontri la videoconferenza non concede spazi a salamelecchi o atteggiamenti brillanti dà vita reale; è tutto più informale ma non bisogna travalicare l’educazione e le buone maniere. Per questo l’intimità a distanza deve rispettare un chiaro galateo, ben illustrato nell’articolo Qualche consiglio di base per le videoconferenze.

Neppure i prodotti di videoconferenza sono immuni da problemi di sicurezza, anzi l’utilizzo di massa ha portato a far emergere gli errori e le problematiche insiti negli applicativi che possono consentire incursioni di soggetti non etici all’interno della videoconferenza per pubblicare materiale scandaloso e offendere fino a costringere a interrompere la sessione [vedi l’articolo Didattica a distanza, a Roma lezione interrotta da immagini oscene].

Alle volte questi soggetti si limitano solamente a origliare per passare il tempo.

Non è che queste cose siano impossibili da accadere, capitano, ma quando succedono si ha la tendenza a pensarla in maniera un po’ diversa sull’infallibilità della tecnologia, e si torna con il pensiero ad una precedente vita reale, ad una esistenza che forse non sarà più la stessa.

Scritto da: Marcello Pistilli