La tecnologia è di casa

La tecnologia è di casa

Dice Leonard Kleinrock, professore di 84 anni riconosciuto tra i padri fondatori della rete, che il loro progetto: “un grande motore per la creatività e l’innovazione”, prevedeva un uso libero della rete tra computer o tra persone e computer [vedi l’articolo Finiremo tutti nella Rete].

“Nei miei studi”, prosegue Kleinrock, “avevo previsto che sarebbe stata ovunque. E così è stato”.

La rete è stato un grande motore per la creatività e l’innovazione e continuerà a esserlo, ma solo se sapremo proteggerla.

La rete è sempre più impiegata per mettere in contatto esseri umani. La maggior parte di loro non si connette per informarsi, ma per conoscere persone e, altresì, dare sfogo al proprio egocentrismo.

Grazie ai social network il traffico su Internet è fatto di messaggi tra persone, a volte stimolanti, ma il più delle volte deliranti.

A questo traffico sempre più si dovrà aggiungere quello utilizzato dalla rete formata dalla moltitudine di apparati riconosciuti con l’appellativo di IoT (Internet of Things), un traffico crescente nel tempo che prevede l’estensione della rete al mondo degli oggetti che acquisiscono la possibilità di rendersi riconoscibili grazie al fatto di poter comunicare dati su sé stessi e inviare informazioni sull’ambiente che lì circonda.

Per dare un’idea di cosa si parla, le stime indicano un mercato dell’IoT nel 2020 di oltre 26 miliardi di oggetti connessi a livello globale. Altri istituti di ricerca si spingono fino a dire che nel breve sarà raggiunta la bella cifra di 100 miliardi di oggetti connessi che invieranno informazioni sul loro stato e sul contesto ambientale da loro “controllato”!

Un mondo di oggetti intelligenti che muterà il modo di vivere delle persone sia a livello personale, indicato come: domotica e smart-home, sia a livello esteso di controllo cittadino, indicato come smart-city. Questo controllo “cittadino” si spinge fino a prevede anche la possibilità del controllo dei “cittadini”.

Alla data odierna, nel contesto smart-home, possiamo annoverare questo breve elenco di apparati, tutti proiettati verso il futuro grazie all’appellativo “intelligenti”: macchine per il caffè, robot aspirapolvere, radiosveglie, impianti stereo e altoparlanti, videocamere, schermi smart, lampadine, interruttori e prese elettriche, serrature, citofoni, condizionatori, forni, frigoriferi, valvole dei caloriferi, rivelatori di fumo e incendio, e l’elenco non finisce, anche adesso, durante la lettura di  questo post, qualcuno nel mondo avrà annunciato un altro apparato intelligente.

Di certo non possiamo escludere dall’elenco la favolosa “Alexa”, l’assistente intelligente che consente all’utente di controllare con la voce una molteplicità di oggetti, servizi, contenuti e quant’altro [vedi Amazon Alexa: assistente intelligente].

Molti di questi apparati, a volte in diversi contesti, sono certamente utili, come il supporto a persone diversamente abili, che grazie a loro hanno la possibilità di accendere la luce in una stanza o aprire la porta soltanto pronunciando una parola. Altre applicazioni certamente utili sono nell’ospedalizzazione domestica, è il caso dei pazienti in terapia che i familiari possono assistere mediante il supporto di apparati in collegamento medico con l’ospedale giorno e notte [SAFE HOME: Un sistema di teleassistenza, telemedicina e domotica per persone malate e ai disabili da installare nelle abitazioni].

Il mercato IoT però funziona molto sulla “fuffa”, e più una cosa è inutile e più avrà successo fino a venire promossa a condizione di genialità!

È un mercato condotto dalla paura dei giovani inventori di arrivare in ritardo e così entrare nell’oblio. Un mercato frenetico, che spinge a uscire immediatamente con la soluzione per bruciare la concorrenza. Un mercato con evoluzioni impulsive che giocano sull’entusiasmo tecnologico e sfruttano il desiderio dell’utente di sentirsi circondato da una bolla tecnologica “protettrice”. Ne discende una esistenza digitale che invade la casa e nel tempo potrebbe rivelarsi invadente.

L’ansia di essere sul mercato, comunque e a qualsiasi costo, porta a progettare e rilasciare sistemi IoT assurdi in ambiti impensabili, come la tazza che analizza i rifiuti organici, ovviamente a fin di bene [vedi IoT: la stanza del bagno diventa smart!].

È un mercato, quello del IoT, non governato dalla ragionevolezza, ma da dinamiche che hanno a che fare con il denaro e dove la sicurezza e la considerazione della privacy vengono subordinate all’esigenza di business.

Per essere subito sul mercato ai rilasciano apparati senza interrogarsi sulle insidie che potrebbero nascondere algoritmi rabberciati e vulnerabili.

I team di giovani che producono questi apparati non sono organizzati in maniera adeguata e i device sono progettati innanzitutto con sistemi di massima usabilità, comodità, ma soprattutto di massimo effetto, Questo porta a far sì che sia trascurato l’aspetto della sicurezza, che è un costo, ed è sempre e comunque subordinato al tempo di rilascio del prodotto.

Si vedano i router casalinghi, i baby monitor, i termostati, le telecamere di sicurezza o gli apri garage, tutti risultati fallati [vedi IoT e smart home, rapporto complicato con l’utente medio].

Sistemi posti sul mercato sull’onda dell’entusiasmo di bruciare la concorrenza, ma in maniera non ordinata e non verificata.

Altra insidia, insita negli apparati della domotica, viene dal fatto che per automatizzare alcune attività si analizzano i dati degli utenti fino a giungere alla sorveglianza.

Dati e informazioni sulla vita degli abitanti della casa sono acquisiti giorno e notte dai sensori degli apparati IoT. Questi dati vengono analizzati e aggregati con le informazioni prelevate dai social e dalla rete, in particolare i dati sugli usi e i consumi, come quelli sugli acquisti che permettono di seguire il flusso della vita degli individui come degli ospiti della casa.

Ovviamente sempre e comunque per venire incontro agli utenti con decisioni che possono diventare automatiche fino al punto che è l’apparato a decidere cosa ordinare al supermercato, in quanto carente nel frigorifero, quale temperatura è la migliore per la stanza e ovviamente quale film vedere stasera in compagnia con determinati amici di famiglia.

Questa intromissione tecnologica si spinge fino ad una vera e propria ingerenza nella vita degli altri [vedi Alexa spia, i dipendenti Amazon ascoltano e trascrivono].

Lo IoT è una meravigliosa tecnologia che può veramente essere d’aiuto e la casa smart è il futuro. La sua sana evoluzione dipende da come vogliamo affrontare e porci difronte a questa tecnologia.

Di certo solo con l’etica e la cultura sapremo gestirla al meglio.

 

Scritto da: Marcello Pistilli