La scoperta del “lavoro agile”

La scoperta del “lavoro agile”

Non sappiamo ancora come sarà la nostra vita alla fine di questo periodo che ci sta mettendo a dura prova, ma di sicuro tante cose cambieranno quando sarà finito tutto.

Abbiamo di certo riscoperto stati d’animo abbandonati e vissuto situazioni fino a poco tempo fa inconcepibili. Gli storici ci hanno ricordato che di epidemie il mondo ne ha viste tante, e seppure eguali, ognuna è stata vissuta in modo diverso dalla precedente per l’evoluzione sociale e tecnologia.

L’attuale livello tecnologico, che sta sfiancando il mondo con i suoi inquinamenti e deforestazioni, ha portato a credere che tutto fosse possibile all’uomo senza pagare pegno alla terra.

Il risveglio è stato traumatico!

Ci ha aperto gli occhi su tante false certezze e pure su un diverso approccio verso il web e la rete.

Ha fatto capire che la rete e il web non sono solo strumenti di lavoro o controllo, neppure un’esclusiva commerciale, ma neanche un luogo deputato a distorcere la realtà tramite fake news e manipolazione delle menti.

Abbiamo scoperto che la rete e il web servono a unire le persone, a creare empatia, a dare sollievo a persone sole, a socializzare a distanza, a unire nel distacco.

Ci ha fatto scoprire un modello di città digitale realizzata attraverso la diffusione e la circolazione dell’informazione, a un uso dei dati e delle informazioni in modo intelligente per migliorare la qualità della vita di tutti.

Abbiamo scoperto che la rete alimenta la fiducia sociale e consente un’offerta collaborativa tra soggetti distanti che possono seguitare a lavorare e a collaborare da lontano, seppure geograficamente abbastanza vicini.

Che si può lavorare trovando un punto d’appoggio “uso ufficio” in prossimità, anzi a casa propria in cucina come in salotto o in camera da letto, per non citare lo sgabuzzino (è accaduto veramente!).

È venuto così alla luce l’idea di lavoro a distanza espresso dal termine: telelavoro. Concetto vecchio, ma mai attecchito nel mondo del lavoro in Italia.

La limitata mobilità ha ripreso e diffuso l’idea di lavoro a distanza attualizzandolo grazie alle nuove tecnologie. Anche il termine si è aggiornato in: smartworking; in italiano “lavoro agile”.

Il tutto sembra abbastanza nuovo, ma di smartworking in Italia si parla da anni ed è regolato dal decreto-legge detto “Smartworking (lavoro agile) del 22 maggio 2017, n. 81”, che in definitiva attualizza, sulla base delle nuove tecnologie, il telelavoro che era confinato a casa del dipendente e regolato su apparati posti a disposizione dall’azienda, connessione e tavolino compreso.

L’emergenza ha messo difronte ad una amara realtà la pubblica amministrazione e le imprese che si sono viste a dover definire e approvare, in tempi brevissimi, gli accordi sociali per lo smartworking. In aiuto di ciò è venuto il Governo con il decreto “Cura Italia” di marzo 2020 che ha posto la procedura semplificata per la comunicazione dello smartworking e la sua abilitazione ad operare.

Così, con questa massiva e forzata sperimentazione, l’Italia è giunta a conoscenza della possibilità di poter lavorare a distanza.

L’emergenza e le tecnologie digitali hanno riconfigurato e ridefinito i comportamenti dei lavoratori aprendoli al nuovo modello di lavoro agile.

Smartworking è il telelavoro aggiornato alle caratteristiche sociali e tecnologiche più moderne.

Una delle principali preoccupazioni del telelavoratore è quella di restare isolato chiuso in casa e di perdere l’interazione umana, quello che in parte sta accadendo oggi, per questo lo smartworking è regolato per legge ad andare oltre il telelavoro.

Il web, la rete e le nuove tecnologie, che consentendo di lavorare senza fissa dimora in ogni luogo e tempo, hanno agevolato la nascita del lavoratore agile che per principio non ha un ufficio fisso dove appoggiarsi a svolgere la propria attività, ma che neppure vuole isolarsi dal mondo come accade al telelavoratore.

I luoghi deputati a lavorare, grazie alle tecnologie, alle connessioni permanenti e ai wifi messi a disposizione, sono i più vari: bar, ristoranti, biblioteche, uffici di amici o clienti, per non considerare l’auto o il treno, arrivando a considerare di lavorare sotto un albero con il pc sulle gambe.

Il lavoratore agile ha così imbrigliato le tecnologie calandole nella realtà sociale allo scopo di realizzare la filosofia che consente un miglior impegno professionale del proprio tempo e una maggiore qualità della vita, che non vuol dire isolarsi, ma utilizzare meglio il proprio tempo nell’ambito sociale.

Il lavoratore agile è cosciente che si può operare questa svolta sociale e la ha realizzata.

Le tecnologie digitali abilitanti il lavoro agile, che hanno più a che fare con che cosa si fa e molto meno su dove lo si fa, sono:

  • Collaboration: sistemi di Videconferencing, instant messaging, Voip
  • Mobile Workspace: strumenti in mobilità (palmari, tablet, smartphone, Be tablet);
  • Cloud Computing
  • Knowledge Management, Social Network & Community

I confini, tra l’una e l’altra tecnologia li stabilisce il lavoratore abbracciando la tendenza del management moderno basata su obiettivi e risultati. Propensione manageriale che incoraggia le persone ad assumersi maggiori responsabilità nel proprio lavoro, non considerando le ore che si passano innanzi alla postazione.

Quando potremo uscire da casa dovremo considerare l’ufficio e la città come luoghi che chiamano in causa le persone e le relazioni. Luoghi indispensabili, ma non sicuramente unici.

Grazie a questa esperienza si capirà che è fondamentale operare sugli spostamenti connessi al raggiungimento del luogo dove poter lavorare. Potremo così fare più attenzione a ridurre la mobilità che ha costi nascosti per liberi professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni, ma anche tempi dovuti agli spostamenti che oltre a incidere socialmente sui lavoratori generano inquinamento, malattie, incidenti, etc.

L’evoluzione dell’emergenza Covid-19 ha posto la cultura aziendale difronte a questo nuovo modello trovandola impreparata. Purtroppo, il lavoratore si è trovato ad operare in un diverso contesto senza un’adeguata cultura digitale. Questo sta mettendo a rischio la sicurezza e la privacy dei dati e delle informazioni personali, come pure quelli riservati, che l’azienda è tenuta a conservare. Tutto ciò aprirà una notevole disamina sulla problematica della sicurezza IT che non troverà soluzione in tempi brevi.

Questa esperienza ha dimostrato che è possibile lavorare a distanza e in tempi migliori con impegno, formazione e rispetto. Arriveremo di certo a concepire il lavoro agile come base dell’attività lavorativa verificata in qualità e tempistica e nel rispetto di quanto stipulato con le Parti Sociali.

Una mutazione che migliorerà produttività e prestazioni favorendo fiducia e responsabilizzazione a cui seguirà il cambiamento culturale delle aziende.

Scritto da: Marcello Pistilli