La privacy è un furto

La privacy è un furto

La provocazione dell’artista Lauren McCarthy, professoressa al dipartimento di Design media art dell’università della California è uno schiaffo per tutto il mondo. “Someone”, l’esperimento condotto tra privacy e sorveglianza, è inquietante e dovrebbe portare tutti a riflettere sul mondo che si sta costruendo: vedi l’articolo La casa smart comandata da altri: ecco ‘Someone’, l’esperimento che fa entrare chiunque.

La casa smart che pensiamo di concederci mediante gadget come Alexa & co viene dall’artista estremizzata così da porla in discussione. L’esperimento artistico consente ai frequentatori della galleria d’arte al 205 di Hudson Street, a New York, e ai passanti, di “prendere il controllo di un appartamento – anzi, di quattro – gestendo tutti i suoi gadget intelligenti. Lampadine, speaker, bollitori, termostati”.

L’artista da tempo indaga gli aspetti più intriganti e inquietanti del rapporto fra gli esseri umani e la tecnologia e l’esperimento, in codice “Someone”, volge a far comprendere quanta intimità si ceda agli altri.

Gli apparati connessi non sono altro che dispositivi IoT (Internet of things – Internet delle cose o più propriamente, Internet degli oggetti riferito all’estensione di Internet al mondo degli oggetti) installati nell’appartamento.

Hanno aderito alla richiesta dell’artista tre abitanti di Brooklyn e uno di San Francisco. Pur con alcune procedure di sicurezza attive, per due ore al giorno e per la durata della mostra, gli abitanti hanno di fatto concesso il controllo dei loro dispositivi.

Gli inquilini degli appartamenti che concedono la propria intimità agli ospiti virtuali, durante queste due ore, possono solo ‘chiamare’ aiuto esattamente come quando si rivolgono ai gadget di casa. “Solo che in quel lasso di tempo dovranno esclamare <Hey qualcuno> o qualcosa di simile. Dall’altra parte, infatti, troveranno i visitatori della mostra”.

La provocazione artistica porta a riflettere su quanta privacy si consegni a microfoni, camere e sensori che popolano e sempre più andranno a popolare, le case immagazzinando informazioni su attività e passioni.

È evidente la preoccupazione dell’artista per l’invadenza della tecnologia nelle abitazioni. La performance tende a sottolineare questa perdita di intimità. L’apertura agli estranei è messa in piedi con l’obiettivo costruttivo di creare momenti di riflessione di come si generi inconsapevolmente una rete di sorveglianza tipica delle più oscure sceneggiature distopiche.

La perdita totale della privacy messa in luce dell’artista Lauren McCarthy rimanda così all’innovazioni tecnologica, fantascientifica e distopica del libro “Il cerchio” di Dave Eggers, edizioni Mondadori, 2014, dove si ipotizza una società dove la trasparenza è sempre più una parola d’ordine a discapito della privacy.

Nel libro la Social Network “Cerchio” concede “libero accesso a qualsiasi essere umano non soltanto ai dati sensibili dell’intera popolazione mondiale, ma anche a quello che accade alle persone in tempo reale, grazie a una telecamera delle dimensioni di un pollice, che invia tutte le informazioni a un archivio digitale”.

Dal libro è stato tratto anche un film “The Circle” del 2017 scritto e diretto da James Ponsoldt, interpretato da Tom Hanks, Emma Watson, John Boyega e Karen Gillan.

Il modello di società che si sta costruendo pone come moneta da pagare per i servizi concessi, e che il più delle volte paiono gratuiti, il controllo totale di dati e informazioni personali che sono ceduti in modo spontaneo.

Si rischia una società dove, al pari del libro “Il cerchio”, il concetto di privacy si configura come una sottrazione verso gli altri.

L’utilizzo pigro e acritico della tecnologia e dei social media ha condotto a rinunciare a ogni tipo di riservatezza e privacy.

Le tecnologie sempre più invasive proposte dai giganti della rete con la promessa di aiutare a stare meglio grazie all’analisi del monitoraggio costante di parametri come salute, amicizie, gadget, musica, vestiti, libri, finanze e cibo, portano all’allentamento delle attenzioni creando una dipendenza al mezzo.

Le informazioni raccolte dalle varie tecnologie come la domotica, gli IoT indossabili, i cellulari, le scatole nere delle auto, i riproduttori di musica, gli smartTv, la cronologia web e altro ancora arrivano a far dire che i social conoscono ogni soggetto meglio di se stesso.

Tutte queste tracce digitali sparse nella rete consapevolmente o inconsapevolmente sono utilizzate per campagne che vanno dalla pubblicità alla politica. Sia in senso positivo che negativo.

Il futuro che il libro di Eggers immagina sarà fatto di controllo, anche reciproco, passività e repulsione, ogni comportamento individuale sarà meticolosamente studiato, annotato a fondo, riconosciuto e corretto in tempo reale secondo dettami che “Un Qualcuno” ritiene corretti.

Trovare una risposta efficace a questa possibile deriva non è semplice si deve puntare su un pensiero che trasformi la visione di noi stessi e del mondo della rete.

Il cardine del libro di Dave Eggers è nella frase che fa dire ai suoi personaggi «la privacy è un furto». Frase forte sulla quale riflettere.

Necessita riprendere il controllo mediante la cultura, il sociale, la politica, il rispetto reciproco, in parole povere la vita reale, altrimenti, dice Eggers, ci aspetta una società senza etica, disonesta e pericolosa.

Occorre investire in una rete più civile e sostenibile per la salvaguardia dell’umanità.

 

Scritto da: Marcello Pistilli