La ministra e lo SPID

La ministra e lo SPID

L’anno digitale 2020 è cominciato bene… si fa per dire!

La ministra dell’innovazione Paola Pisano il quattro gennaio ha dato il benvenuto al nuovo anno con una dichiarazione rilasciata a una radio che ha creato sbalordimento nel bel mondo digitale mandando di traverso a molti gli ultimi dolci delle festività [vedi l’articolo Password di Stato, polemica sulla proposta Pisano: la ministra fa dietrofront].

La ministra ha detto “Con l’identità digitale noi avremo un’unica e sola user e password per accedere a tutti i servizi digitali, ma questa user e password potrebbe anche essere utilizzata per accedere non solo ai servizi digitali della pubblica amministrazione ma ai servizi digitali anche del privato”.

Essa esprime fede nell’estensione di un sistema di autenticazione pubblico, non ben precisato nell’intervista, ma costituito di <userId e password>, quindi abbastanza debole in riferimento a quello che ipotizza si debba andare a proteggere, l’accesso ai siti della Pubblica Amministrazione e ai siti web dei privati. Siti come quelli del commercio digitale, ma anche per l’accesso al proprio conto corrente bancario, fino ai siti per l’acquisto di biglietti per il cinema o per prenotare l’auto al car sharing, e quant’altro vive e prospera nella rete.

Una prima correzione, a quanto espresso nell’intervista, arriva dopo pochi minuti chiarendo che l’autenticazione a cui si riferiva non era un generico sistema di autenticazione, ma lo SPID, il sistema pubblico di identità digitale che consente ai cittadini di accedere a tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione con un’unica identità digitale, rilasciata su più livelli di sicurezza, utilizzabile da computer, tablet e smartphone. (vedi blusa del 25/01/2016 Ed eccoci! Arriva lo SPID e del 26/04/2016 Una modesta proposta per SPID).

Questo però non ha sopito gli animi, stante che successivamente via Twitter la ministra ha postato una ulteriore precisazione: “Vediamo di sgombrare il campo da ogni equivoco: l’identità digitale sarà rilasciata dallo Stato e servirà a identificare il cittadino in modo univoco verso lo Stato stesso. In futuro, per aziende e cittadini che lo vorranno, POTREBBE essere ulteriore sistema di autenticazione”.

Successivamente è dovuto intervenire anche il portavoce del Ministero per l’Innovazione pubblicando, sullo stesso social, un tweet di chiarimento: “Nessuna nuova proposta, né nuova password di Stato. @PaolaPisano_Min a @EtaBetaRadio1 si riferiva a #SPID già usata da 5 mln di italiani. L’intenzione da discutere con tutti gli interlocutori istituzionali competenti è solo quella di affidarne la gestione direttamente allo Stato”.

Oggi SPID è gestito, per conto dello stato italiano, da otto identity provider che forniscono diverse modalità di registrazione.

E qui si chiude il fatto.

Ma perché quanto detto dalla ministra ha suscitato tanto scalpore?

Perché l’identità digitale è cosa da gestire con estrema cautela, una cosa su cui riflettere e su cui non spendere parole non pesate.

Molti sono i punti di preoccupazione riguardo ad essa, a partire dal momento di ripensamento che tutto il mondo digitale e i social in particolare stanno passando.

Da più parti i padri nobili di internet si sono espressi che questa non è la rete che essi avevano ideato, essi auspicavano una rete che unisse le persone, ci troviamo con una rete che divide sempre di più, dove pochi vincono e si arricchiscono a scapito dei milioni di utenti che per poche “caramelle” svendono i dati personali ad aziende capaci di condizionare gli acquisti come la vita delle persone inducendole a prendere decisioni non tanto contro la propria volontà, quanto contro il proprio tradizionale modo di pensare, cambiando cosi il loro comportamento abituale.

Le parole della ministra hanno così operato su ferite aperte scatenando critiche inerenti alla privacy e alla sicurezza.

Il sito di Attivissimo (Il Disinformatico) ha indicato quanto ipotizzato dalla ministra riguardo ad uno Stato custode (comunque custode poco credibile) delle credenziali di accesso di tutti i cittadini all’ “equivalente digitale di dare allo Stato il monopolio sulle serrature delle porte di casa. Cosa succede se salta fuori che il modello di serratura imposto dallo Stato è arcaico e scassinabile? Diventano scassinabili tutte le serrature di tutte le case” [vedi l’articolo Davvero la ministra italiana Pisano ha detto che dovremmo avere una sola password, e pure di Stato?].

Successivamente, sempre ben illustrato nell’articolo, Attivissimo prosegue “usare l’identità digitale fornita dallo Stato anche per gli acquisti e i servizi nel settore privato significa collegare le attività private (che non devono interessare a uno Stato) a quelle che riguardano lo Stato (tasse, certificati, atti pubblici), e questa è sempre una pessima idea”; perché lo Stato non è solo quello odierno, ma pure quello che in futuro potrà venire.

Lo Stato avrebbe così tutte le informazioni per definire e classificare i cittadini secondo le loro abitudini e il loro modo di pensare. Non scordiamoci che già oggi i colossi del web hanno “schedato” tutti i loro utenti e non solo, il loro però, si fa per dire, è solo a fini commerciali.

Un Grande Fratello che spia tutti nel privato è un azzardo che non possiamo permetterci neppure a livello di posizioni estemporanee espresse con leggerezza da una ministra che pochi giorni addietro ha ringraziato il fondatore e “proprietario” del Movimento 5 Stelle per il contributo fornito alla stesura del documento strategico per l’innovazione tecnologica e digitale del Paese [vedi l’articolo Toh, Casaleggio è consulente del governo sui temi della Casaleggio Associati].

Abbiamo quindi un’ipotesi di agenda di governo che si incrocia con quella della Casaleggio Associati su argomenti quali: blockchain, voto elettronico, intelligenza artificiale, identità digitale ecc.

Un conflitto d’interessi che l’Italia non può permettersi perché la Casaleggio Associati è quella che gestisce la Piattaforma Rousseau multata dal Garante della Privacy come raccontato in blusa del 15/01/2018 Lo spirito della rete tradito.

Comunque, la ministra per l’Innovazione Paola Pisano ha fatto sapere che il suo piano per l’innovazione, che doveva entrare nel Milleproroghe, è stato nel frattempo depennato.

È necessario restituire dignità alla rete, strumento utile e indispensabile di cui oramai non possiamo più fare a meno, occorre che la politica, al di fuori di ogni polemica, operi un sereno confronto in materia di digitale, dalla sicurezza allo sviluppo etico, considerando con particolare attenzione le problematiche legate ai dati e alla privacy.

Temi fondamentali per la democrazia e i diritti dei cittadini.

 

Scritto da: Marcello Pistilli