La mela di Alan Mathison Turing

La mela di Alan Mathison Turing

Nel luglio 2013 la Regina Elisabetta II d’Inghilterra ha perdonato Alan Mathison Turing, considerato il “matematico più brillante dell’epoca moderna”, riabilitandolo e annullando la sentenza che lo condannava.

Perdono già indicato nel 2009 dall’allora primo ministro Gordon Brown che aveva presentato delle “scuse postume” riconoscendo che il grande matematico e logico era stato trattato in modo orribile  [vedi l’articolo La regina Elisabetta grazia il genio della matematica Alan Turing].

Così Alan Turing è da allora ufficialmente inserito tra i grandi uomini che contribuirono all’evoluzione della scienza matematica, informatica e della logica, ma in particolar modo alla sconfitta del potere nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nel 2012, centenario della nascita, la Royal Mail gli ha dedicato un francobollo e nel 2019 la Banca d’Inghilterra ha fatto un ulteriore passo annunciando che l’effige di Alan Turing comparirà sulla nuova banconota da 50 sterline.

La condanna, oggi cancellata, risale al 1952, quando Alan Turing fu condannato per la sua omosessualità. Aveva denunciato di aver subito un furto a casa sua, ma gli inquirenti avevano scoperto che il presunto ladro, un maggiorenne ospite a casa sua, quindi in una sfera prettamente privata, aveva avuto una relazione con lui. Durante il processo lo scienziato non negò nulla.

Fu così condannato per “pubblica indecenza” e costretto a scegliere tra il carcere e la castrazione chimica. Scelse la seconda opzione, così si sottopose a massicci trattamenti di ormoni. Fu così che ebbe crisi depressive, perse le capacità motorie, lui che amava in particolar modo correre, e gli si sviluppo il seno.

Nel1954, Alan Turing, nella sua camera a Wilmslow, chiuse la sua esistenza all’età di 41 anni dando un morso a una mela intrisa di cianuro.

Il matematico e logico è considerato uno dei padri della moderna scienza informatica e non solo. Durante la seconda guerra mondiale, nella residenza di Bletchley Park, oggi meta di pellegrinaggio di matematici e informatici riconoscenti, Turing svolse i suoi studi sul codice Enigma.

Bletchley Park fu scelto, durante la seconda guerra mondiale dall’esercito britannico come luogo segretissimo dove riunire i migliori crittografi inglesi, e non solo, per tentare di decifrare i messaggi dei nazisti così da conoscere in anticipo le mosse del nemico.

Qui Turing diede un decisivo contributo alla vittoria degli Alleati decifrando il codice usato dai nazisti nella Battaglia dell’Atlantico. Il suo contributo, alla base del rovesciamento delle sorti della Seconda Guerra Mondiale, ha salvato decine di vite umane consentendo l’individuazione anzitempo dei temibili sommergibili U Boat.

Tutto ciò è stato ben narrato nel film “The Imitation Game” con una performance da candidatura per l’Oscar di Benedict Cumberbatch nel ruolo di Alan Turing.

Il 20 ottobre 2017 entra in vigore la legge nota come “Turing Law” che sancisce il “perdono postumo” e anche la “riabilitazione giudiziaria” di migliaia di gay e bisessuali condannati nel Regno Unito per i loro orientamenti sessuali [vedi l’articolo Gran Bretagna, in vigore la Turing Law: riabilita migliaia di condannati per omosessualità. E onora il grande matematico].

Come uno dei padri fondatori dell’informatica Alan Turing ha definito che poche azioni di base, molto semplici, possono consentire la soluzione di ogni risultato finale. Da qui discende la macchina di Turing, un apparato capace di leggere e scrivere, mediante un set di regole elementari chiamate “stati”, sequenze di 0 e 1 su un nastro infinitamente lungo. L’aumento del numero degli stati permette l’elaborazione di algoritmi sempre più complessi.

Questo concetto è alla base dello studio della complessità degli algoritmi. Esso consente di comprendere i limiti del calcolo meccanico e definire in modo formalmente preciso la nozione di algoritmo.

Molto “alla buona”: un algoritmo è computabile da uno macchina se è riconducibile alle elaborazioni elementari effettuabili con la macchina di Turing.

Altro contributo, la formulazione del “test di Turing”, ha consentito l’evoluzione dell’Intelligenza artificiale (anche nota con l’acronimo AI). Secondo il “test di Turing” una “macchina”, opportunamente programmata, può risponde a domande in un modo tale che è estremamente difficile indovinare se le risposte sono state date da un uomo o da una macchina stessa. Se così allora le macchine possono sostituirsi agli uomini.

Questo ha aperto a scenari distopici inquietanti di macchine che potrebbero soggiogare il genere umano. Sebbene la ricerca vada avanti è ancora remoto un simile obiettivo, al momento abbiamo a che fare con programmi e algoritmi che perfezionano le risposte elaborando dati e informazioni che raccolgono in rete o vengono gentilmente ceduti loro dagli utenti.

L’intelligenza, se così la possiamo definire, riposta in questi algoritmi è principalmente un sistema di apprendimento automatico basato su dati statistici.

La soggezione iniziale suscitata dalle inquietanti doti delle macchine “intelligenti” sta però cedendo il posto una sfrenata ingordigia basata sul business indotto dallo sfruttamento a fini di lucro di queste enormi banche di dati.

Questo scenario, che sta stravolgendo la privacy come il dibattito politico, potrebbe avere delle conseguenze significative a meno che non si prendano misure adeguate. La principale della quali è la cultura digitale, che al momento latita.

La castrazione chimica, scelta come opzione al carcere, due anni dopo indusse Alan Turing al suicidio con una mela intrisa di cianuro che lo portò alla morte con un solo morso. Non so se è vero, ma si dice che il simbolo della Apple fu scelto dai suoi fondatori sull’onda emotiva di quel gesto. Sarà poi vero? A me piace pensare di sì!

Scritto da: Marcello Pistilli