La bulimia fotografica e la camera restricta

La bulimia fotografica e la camera restricta

L’evoluzione della tecnologia ha migliorato la fotografia rendendola digitale e accessibile a chiunque. La fotografia è così diventata un fenomeno di massa.

Secondo le stime di InfoTrends nel mondo sono stati scattati, nel solo anno 2017, 1.200 miliardi di foto [vedi l’articolo Grazie agli smartphone quest’anno saranno scattate 1.200 miliardi di fotografie, il doppio di 4 anni fa].

L’accuratezza delle fotocamere digitali degli smartphone consente di scattare immagini di alta qualità, questo, seppure come conseguenza ha portato al calo delle vendite di dispositivi professionali digitali, ha consentito a milioni di persone di appassionarsi alla fotografia.

La voglia di condividere gli scatti sui social media, come Facebook e Instagram, ha probabilmente giocato un ruolo cruciale nell’ascesa, dato che nella maggior parte dei casi è molto più facile caricare foto da uno smartphone che da una fotocamera vera e propria.

La bulimia fotografica fatta di immagini di famiglia, di luoghi famosi del mondo e di portate di cibo esaltanti, di cani e gattini, quadri e paesaggi, porta con sé memorie, affetti, pensieri e momenti che si vogliono conservare, ma soprattutto condividere, forse per appagare il proprio ego.

I social allacciando le persone veicolano lo scambio delle immagini che vanno a popolare i server nel mondo. Immagini che esibiscono nel privato un’emozione, un’informazione, un amore o un addio. Immagini alle volte futili, altre volte pericolose, perché la condivisione in rete fa sì che il privato non esista.

Un tempo la quantità di foto era contenuta dal costo dei rollini e della stampa, oggi che il costo è pari a zero questo freno è venuto a mancare.

Il costo connesso all’attimo da immortalare portava a occultare la fatica e il lavoro portando in primo piano una fasulla felicità. Negli album di famiglia tutti sembrano contenti, tutto è nuovo e desiderabile

Si è persa pure la convivialità del riunirsi attorno al tavolo con il proiettore di diapositive che al buio della stanza consentiva di condividere gli istanti magici di una vacanza o di un evento familiare. Istanti che alle volte, grazie alla invadenza dei padroni di casa, si tramutavano in angoscia.

Il costo pari a zero degli scatti porta all’eccedenza, e quando si condividono con gli altri i frutti della campagna fotografica la sovrabbondanza di immagini, che differiscono per pochi o nessun particolare, annulla il piacere.

Va scomparendo la capacità di ammirare un luogo o una scena senza fotografarlo e questo fa sì che ogni luogo vagamente fotogenico è fotografato centinaia di volte.

Lo stress della ricerca dello scatto “particolare” da condividere porta ad annullarsi nell’incertezza della successiva gratifica.

L’attenzione posta nel catturare l’immagine sminuisce l’esperienza, lo sguardo nel mirino annulla la realtà e molte volte impedisce di raccogliere l’insito significato che si avrebbe allargando lo sguardo.

Alle volte la ricerca fotografica vanifica la partecipazione ad un evento, l’affanno nella scelta dell’inquadratura, oltre a disturbare, non consente di seguire, di partecipare attivamente, di cogliere i dettagli della realtà che circonda, così da risultare estranei all’avvenimento.

Ci si estranea delegando allo strumento la memoria visiva, questo porta a cancellare l’attenzione al contesto reale.

Molti esperti indicano che fotografare incessantemente e ogni cosa è da turisti, non da viaggiatori.

Alle volte il limitarsi a guardare solamente può condurre a esperienze incredibilmente belle, di una bellezza che nessuna immagine può trasmettere.

L’apparato fotografico richiede attenzione rendendo difficile archiviare i ricordi. Scattare foto sempre e ovunque provoca deficit di memoria, i viaggiatori osservano, partecipano, memorizzano nella mente l’istante fatto anche di suoni e odori da inviare nella memoria.

I viaggiatori si riconoscono nell’immedesimazione con l’ambiente e con la ricerca del solo istante da immortalare per ricordare il bel momento vissuto. Guardare successivamente quell’immagine fa tornare alla mente l’attimo e il piacere del momento raccolto pure con odori e suoni.

Fotografare solo i momenti salienti della vita porta a idealizzare il passato gratificando il presente. Per questo richiamare l’attimo basta una sola immagine, non le tonnellate di immagini immagazzinate nell’apparato o nel cloud che non vengono più recuperate.

L’indagine InfoTrends riporta che ogni anno aumenta in modo impressionante il numero di foto che vengono caricate per incrementare il miliardo di foto già stipate nei server.

La bulimia fotografica condanna alla duplicazione dell’immagine, gli esperti indicano che nei server della rete abbondano immagini degli stessi soggetti. Stessa inquadratura fatta da persone che neppure si conoscono. I luoghi più caratteristici della terra hanno decine di immagini eguali conservate nel cloud.

Vi è una novità in materia che, oltre a sorprendere per via della sua originalità, fa soprattutto riflettere. “Camera Restricta è una macchina fotografica dotata di tecnologia GPS e molto particolare che non immortala semplicemente oggetti e persone. La caratteristica più importante, e mai vista finora su nessun dispositivo, risiede nella capacità del device di <capire> se la foto è stata già scattata troppe volte. Il funzionamento di Camera Restricta è semplice, ma geniale: scansiona prima l’oggetto inquadrato e poi lo confronta con tutte le foto geo-localizzate trovate online. Se la macchina intelligente reputa che per un certo scenario sono state scattate molte foto, ritrae l’otturatore e chiude il mirino. In pratica, Camera Restricta è un dispositivo che impedisce di scattare sempre le stesse foto”

L’abbondanza di immagini dimenticate nei server della rete ha pure ricadute sull’ambiente [vedi l’articolo Nuvole sporche, o di quanto inquina il cloud].

Ogni server farm “consuma elettricità come 15mila abitazioni, o diversi ospedali, per non parlare dell’acqua necessaria agli impianti di raffreddamento”.

È bene iniziare a pensare che alle volte è meglio guardarsi intorno con i sensi accesi che limitarsi a racchiudere un’immagine nell’apparato.

Scritto da: Marcello Pistilli