In rete per passare il tempo

In rete per passare il tempo

A guardare la realtà della rete salta all’occhio che di certo non è questa l’idea di libertà che avevano in mente gli ideatori.

Parliamo di fine anni 60; è del 1969 il collegamento dei primi computer tra quattro università americane su l’allora rete militare Arpanet. Poi nel 1971 la rete Arpanet si estendeva connettendo tra loro ventitré computer. Infine, i militari cedettero Arpanet alle università e nacque un Internet molto simile tecnologicamente a quella odierna [vedi Storia di Internet].

Nel 2018 gli utenti che usano la rete, tutti i giorni o occasionalmente, ha superato la metà della popolazione mondiale.

Gli ideatori pensavano ad un web che avrebbe favorito efficienza e produttività nel lavoro come nella vita di tutti i giorni. Pensavano di porre a disposizione autentici strumenti di cittadinanza essenziali alla democrazia, ideavano piattaforme globali di confronto e scontro tra pari.

Una rete per avere informazioni sul meteo al momento della semina dei campi, come notizie su malattie e corsi online e studio di lingue straniere. Pensavano ad una rete utile per scambiarsi idee tra colleghi geograficamente distanti.

Di sicuro i progettisti non pensavano che sarebbe diventato un web arrabbiato e perennemente connesso per svago, intrattenimento e pettegolezzo.

A far evolvere la rete non sono stati di certo i progetti esemplari e socialmente utili, ma la pornografia, il gioco e il suo utilizzo ludico.

L’aumento degli utenti non avviene quindi sull’onda tecnologica, e di certo non è spinta dall’evoluzione di processori sempre più veloci di per sé stessi, ma dai social network che danno l’insuperabile opportunità di trasformare in qualcosa di soddisfacente periodi di tempo che altrimenti risulterebbero vuoti.

Gli utenti non chiedono cultura ma chat, pretendono di poter scaricare video ed entrare in sintonia, su qualunque teoria per quanto assurda e bislacca possa essere, con chi la pensa come loro in qualunque parte del mondo risieda.

Dovunque si trovino le persone esigono dalla rete di poter stare in contatto per divertirsi ed esprimere liberamente i loro pensieri. Tutte attività, grazie a chi ha ideato la rete, che si riescono a fare in modo semplice.

Non per nulla la maggioranza, tra le prime 25 app scaricate dai siti di Apple e Google, sono le app social e quelle dei giochi.

Possiamo dire che il web, come economia e politica della rete, si basa sull’economia del tempo libero.

Escludendo i giochi, dove uno è isolato, perché richiedono attenzione, sguardo basso e concentrazione su ciò che si sta facendo: dita sulla tastiera e occhi sul video, la vera rivoluzione è dei social.

I social, prodigiosi strumenti nati nel web, così come vengono percepiti e usati dalla maggioranza degli utenti, sono strumenti di disattenzione di massa. Sono ormai diffusi in tutti i settori confermandosi, il più delle volte, in un misto di tempo perso, stress e, in molti casi, pure infelicità.

Oggi i social si abbassano a un ricco campionario di slogan autolesionisti, fotografie ridicole, menzogne e patetici strafalcioni, oltre che riportare cose antiche come se fossero novità eclatanti.

Sono pure diventati strumenti in cui la schermaglia verbale pare sdoganata, dove si infrangono antichi pudori, tabù e reticenze: una trasgressione normalizzata; e molte volte istituzionalizzata.

La rete ha generato i così detti “leoni da tastiera”, individui che immersi sul loro strumento disquisiscono su tutto esprimendo considerazioni con vemenza inaudita, erroneamente certi di non essere individuati.

Soggetti codardi che non accettano contradditorio, che difronte alla realtà non sono capaci di esprimersi e fuggono se messi vicini alle loro vittime.

In questi ambiti la progressiva scomparsa della critica, perché sommersa da moltitudini di messaggi offensivi se non agghiaccianti, sta conducendo a una pericolosa credulità alimentata da ignoranza e informazione basata sul nulla.

Da questo web ogni forma di competenza viene bandita e apostrofata come élite, termine in rete divenuto offensivo.

Se non è possibile ritornare all’origini, necessita comunque rivedere il web per calmarlo e renderlo di tutti, perché la questione non riguarda, come è noto, solo la scienza e la tecnologia, riguarda la politica, che deve sentirsi investita del compito di orientamento.

Non possiamo riportare la rete all’origini, questo è scontato, ma dobbiamo sforzarci affinché siano rispettati i valori originali dei progettisti.

Qualcosa si sta muovendo: sono stati cancellati da Facebook e Instagram i profili ufficiali dei due partiti CasaPound e Forza Nuova e quelli di numerosi responsabili nazionali, locali e provinciali, compresi quelli degli eletti in alcune città italiane, perché sulla piattaforma non possono risiedere: “le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono” [vedi l’articolo Facebook ha oscurato i profili di Casapound].

Sarà pure dovuto al cambiamento politico in corso in Italia: Governo Conte2, o all’opportunismo di Facebook, l’importante è che il precedente faccia riflettere e consolidi il messaggio che la rete è la casa di tutti, nessuno escluso. Un luogo dove si possa vivere senza affanno.

 

Scritto da: Marcello Pistilli