I sogni di una maestra

I sogni di una maestra

Oggi conosciamo la maestra Monica Garau, maestra di scuola primaria, curiosa, sperimentatrice e appassionata di nuove tecnologie per l’educazione. Il suo approccio alla didattica è incentrato sul learning by doing: l’essenziale, anche in aula, è mettersi alla prova.

Come di consueto condividiamo un breve video di auto presentazione e poi l’intervista curata dalla ricercatrice Ilaria GaudielloSiamo così giunti al tredicesimo appuntamento con i Docenti della scuola del noi.

 

 

 

L’INTERVISTA

 

Monica, sei una docente che crede fermamente nei vantaggi dell’aggiornamento continuo: tra le tue esperienze formative recenti vi sono corsi dedicati al robot orienteering, al video making, alla realtà virtuale, alla gamifcation ecc. Quali benefici hai potuto riscontrare nella tua didattica in seguito a questi corsi?

La formazione continua, che è uno dei requisiti chiave nel nostro lavoro, ti permette di stare al passo con i tuoi alunni e di trovare nuovi modi che possano coinvolgerli: l’aggiornamento, per quanto mi riguarda, è sempre una fonte di stimolo personale e professionale. In classe sperimento ciò che imparo io stessa come docente, mi metto alla prova, e mi piace coinvolgere i miei bambini che sono sempre entusiasti di poter fare qualcosa di nuovo, qualcosa che “i compagni ancora non fanno”: questo li fa sentire speciali; in più, l’uso delle nuove tecnologie li trova a loro agio. Attraverso la gamification – ovvero presentando un contenuto tramite realtà aumentata, o proponendo alla classe di preparare una serie di istruzioni per un robot ad esempio – i bambini fanno squadra, si impegnano per la riuscita di un lavoro e ti trasmettono l’entusiasmo e la gioia per i progressi fatti: ricordo con piacere una escape room che realizzai qualche anno fa con una quarta, il tema era “fuga dalla piramide”; i bambini avevano 30 minuti di tempo per riuscire a risolvere  tutti gli enigmi che trovavano all’interno della piramide e che erano legati al programma di storia sugli Egizi. Per me era una prova finale dell’unità didattica, per loro una sfida entusiasmante e, per riuscire a scappare dalla mummia, hanno studiato con impegno ma senza sforzi; inoltre chi aveva più difficoltà ha avuto il sostegno dei compagni e quindi si è sentito parte del gruppo. La didattica digitale per me è anche questo: uno strumento che, se usato nel modo giusto, è inclusivo e aiuta la didattica tradizionale. Il mondo (e la scuola) è in continua evoluzione e sta a noi usare gli strumenti che abbiamo a disposizione nel modo giusto, senza demonizzarli o far finta che non esistano.

 

Da quest’anno fai parte della Scuola del noi di Fondazione Mondo Digitale come ideatrice e sperimentatrice di un percorso dedicato agli orti didattici 2.0. Pensi sia possibile insegnare ai bambini a coniugare componente tecnologica e componente naturale, senza disequilibri?

Assolutamente sì! L’orto didattico 2.0, così come qualsiasi altro tema ambientale, si presta a un lavoro trasversale che includa la componente tecnologica: basti pensare alla storia della biologia e all’utilizzo dei macchinari per estrarre il DNA, o al semplice uso del microscopio elettronico quando si studiano le cellule. Ritengo che qualsiasi strumento abbia aspetti positivi e negativi e sta a noi adulti scegliere e insegnare ai bambini come usarli.

Infine, vista la grande importanza dell’educazione civica nei programmi scolastici di quest’anno, penso che coniugare la tecnologia all’ambiente possa essere utile per sviluppare una consapevolezza sul rispetto della natura e possa essere fonte di ispirazione per progetti legati alla sostenibilità (ad esempio la realizzazione di strumenti con materiali di riciclo).

 

Hai un progetto nel cassetto che la Scuola del noi potrebbe aiutarti a realizzare tramite il supporto della comunità open source, lo scambio di competenze e di buone pratiche?

Il mio cassetto dei sogni da maestra è pieno! Mi piacerebbe riuscire a realizzare un progetto sociale che sfrutti le tecnologie per aiutare chi ha difficoltà: la stampa 3D di manufatti museali e le audio guide (per rendere accessibile la cultura dei nostri paesi ai non vedenti), così come i dispositivi di controllo delle funzioni fisiologiche che possano aiutare chi vive e lavora negli ospizi. Nella vita bisogna porsi sempre nuovi traguardi… E chissà, magari un giorno, un mio ex alunno diventerà un grande inventore!

 

Scritto da: Eleonora Curatola