Giudicati da un like

Giudicati da un like

“Non si può giudicare qualcuno dai like che mette su Facebook”, dice Anastasio. È Marco Anastasio il vincitore di X Factor 2018, il talent musicale delle reti Sky. Il successo che lo ha portato sulla cresta dell’onda ha posto sotto attenzione le sue esternazioni lasciate sui social in momenti precedenti al suo trionfo che lo ha portato ad essere un personaggio pubblico.

Sul merito delle esternazioni, estratte dal profilo Facebook privato, Anastasio dichiara: “Sono un libero pensatore… I like li ho messi perché sono articoli che ho letto, mi piace tenermi informato”.

Anastasio appartiene alla generazione che ritiene di avere dimestichezza con i mezzi social più diffusi.

Ovviamente tutti i suoi “like” sono stati passati al setaccio e hanno avuto interpretazioni discordanti, ma in linea con i pensieri di quelli che li commentavano: I giovani e la musica, non è il like che fa il rapper.

I “like” come i “no like” sono lasciati spesso sull’impulso del momento e portano in sé trascuratezza o poca conoscenza dei fatti. Seppure lasciati con intento partecipativo sono posti nel totale disinteresse se non nell’ignoranza dell’argomento, essendo privi di sostanza sono superficiali e diventano non decisivi per la causa.

È facile mettere un “like” e poi dimenticarselo, come pure lasciare una foto, un filmato o un post con una esternazione emotivamente fragile, ma la rete non dimentica e al momento meno opportuno viene a ricordarlo.

Uno può poi provare a negare, ma i “like”, come le immagini e le frasi lasciate, si prestano meno alle fantasiose interpretazioni che un soggetto si può inventare a giustificazione.

Esternare insultando la polizia svizzera su Facebook è costato caro al frontaliere italiano: Frontaliere italiano licenziato. Su Fb aveva scritto: “Sbirri svizzeri, vi ammazzo tutti”. L’uomo multato per guida con il cellulare era stato portato in caserma, nel Canton Ticino, per un verbale. Ritendendosi innocente l’uomo si è sfogato su Facebook con una frase ritenuta ingiuriosa: “Vi giuro che quando vado in pensione vi ammazzo tutti sbirri svizzeri” portando la vicenda a diventare un caso per i politici locali. La ditta, dopo un’indagine interna, ha deciso di allontanare il proprio dipendente. “Simili comportamenti sono incompatibili con la cultura aziendale e con i valori su cui essa si fonda”.

L’esternare sui social network al fine di assecondare il proprio ego, dimenticando che si opera su fonti aperte, porta a volte a raccontare una realtà molto diversa da quella vissuta. Accade così che il datore di lavoro viene a conoscenza di fatti che contrastano con quelli ufficialmente comunicati.

“È il caso ad esempio del dipendente che si mette sotto malattia ed è obbligato a rispettare gli orari visita fiscale, e pubblica sul social network, foto che lo ritraggono al mare o a fare una gita. In questo caso, la foto pubblicata su Facebook o un post in cui si racconta cosa si sta facendo, possono essere utilizzati dal datore di lavoro in tribunale, e possono far rischiare il licenziamento in tronco”. Vedi l’articolo Licenziamenti causa Facebook: se posti in malattia o diffami.

Mettere in relazione i like lasciati sui social con elementi come l’appartenenza a un determinato gruppo etnico o sociale, l’orientamento religioso, politico o sessuale e i consumi individuati sui vari siti di e-commerce, porta a determinare i tratti della personalità di un individuo.

Molti sono gli studi alla base degli algoritmi che esaminano le preferenze espresse sui social per costruire una identità, che può essere più o meno vera, a seconda delle sincerità espressa dai valori analizzati.

I risultati, interessanti sotto diversi punti di vista, vanno a costituire l’identità digitale di un individuo. L’identità digitale così delineata resta appiccicata al soggetto: Così i tuoi like su Facebook rivelano chi sei.

“La correlazione con i like su Facebook, innanzitutto, è risultata più forte per quanto riguarda l’appartenenza al ceppo sociale (95%), il sesso (93%), l’omosessualità (anche se in maniera più forte per gli uomini, con un tasso dell’88% contro il 75% delle donne), le opinioni politiche (85%) e quelle religiose (82%), lo stato civile (67%). Tradotto, significherebbe che dalle pagine seguite è oltremodo semplice distinguere un uomo da una donna, un democratico da un repubblicano, un cristiano da un musulmano, un single da una persona sposata e così via.”

Non esistono esternazioni lasciate con leggerezza in rete che finiscono nell’oblio, tutto può diventare motivo di attenzione, come insegna quanto occorso a Anastasio.

Le esternazioni in rete possono essere usate contro gli interessi del soggetto esternante. Ad esempio le società di recruiting dichiarano di aver escluso più di un candidato dopo aver visto il suo profilo Facebook e vari post pubblicati in rete. Il rischio che si corre è di non essere considerati per un colloquio di lavoro.

La percentuale dei candidati che non vengono chiamati per un colloquio a causa delle informazioni che recruiter come Adecco ricevono dalla rete è molto alta, circa il 35%.

Tra le motivazioni di bocciatura di un candidato la ricerca segnala:

  • nel 20% dei casi è per la vista di foto improprie
  • nel 18% è per essersi resi conto che nel curriculum c’erano delle informazioni non reali
  • nel 16% dei casi i recruiters hanno rilevato delle caratteristiche del carattere non compatibili con la posizione di lavoro offerta
  • l’8,6% dei candidati vengono esclusi da un colloquio per la pubblicazione di contenuti discriminatori.

Lo studio Come trovare lavoro? Fate attenzione al profilo Facebook indica di curare l’identità digitale in modo da:

  • evitare di condividere link offensivi;
  • non mettere immagini o foto che ritraggono in comportamenti poco educati;
  • porre attenzione alle pagine seguite o ai gruppi di cui si fa parte;
  • non usare un linguaggio offensivo in post o commenti;
  • cercare di condividere post di qualità, contenenti approfondimenti o notizie importanti;
  • curare la lista degli amici. Non aggiungere persone che non si conoscono e che hanno un’immagine di profilo violenta.

Sono tutte attenzioni che occorre porre anche se non si è alla ricerca di un impiego. Sono buone pratiche per non rischiare di divenire centro di attenzioni non richieste, perché sempre più si è giudicati: “dai like che si mettono su Facebook!”

Scritto da: Marcello Pistilli