Testo e ipertesto

Era il 1987. Quando la vicepreside mi guardò stupita e mi disse “ma tu hai scritto un ipertesto!”, io feci la faccia compunta e risposi che si, effettivamente era proprio quello che avevo fatto.
La verità è che non sapevo assolutamente che diavolo fosse un ipertesto. Io credevo di aver inventato qualcosa, invece no. Corsi ad informarmi, cercai sulla Treccani, in biblioteca.
Mi resi conto di aver riscoperto l’acqua calda. Però, accidenti, c’ero arrivato da solo.

Avevo iniziato quel lavoro perché mi piaceva immaginare storie, raccontarle in classe e interrompermi prima di terminarle, aspettando che saltassero fuori i finali inventati dai ragazzi.
Fare la stessa cosa con un testo scritto era una tentazione. Così avevo preso il mio IBM di seconda mano, avevo caricato il basic e avevo cominciato a scrivere. A forza di printf ”..” e di if..then.. else, uscì fuori una specie di romanzo d’appendice d’argomento medioevale, un po’ telegrafico nella forma, ma con una cinquantina di percorsi narrativi diversi, per un totale di oltre quattrocentocinquanta schermate. La veste grafica era, inutile dirlo, più che spartana.
In seguito mi fecero conoscere l’html2, che era appena nato, e mi decisi ad effettuare la migrazione, spacchettando il testo e suddividendolo in tante pagine html. Anni dopo, mi decisi e lo misi in rete.
Ho utilizzato questo lavoro tutte le volte che ho potuto. I ragazzi l’hanno visto un po’ come un intermezzo ludico, una cosa a metà fra la lettura ed il videogioco; però quando l’ho usato, ho riscontrato risultati migliori ed un maggiore interesse per quel periodo storico. Da allora ho prodotto parecchi ipertesti, di argomenti geografico e storico.

Ecco perché oggi voglio parlare di alcuni strumenti per realizzare pagine web. Niente di nuovo, anzi, ma il fatto è che, a furia di web2.0, di Facebook e Linkedin, si sta perdendo una conoscenza preziosa, un po’ come l’uso della calcolatrice mette in pericolo la capacità di calcolare a mente.

Per produrre ipertesti e pagine web ho sperimentato parecchi programmi, arrivando anche – alcuni anni fa – ad acquistarne un paio dei più sofisticati: alla fine però sono arrivato alla conclusione che è possibile produrre lavori più che soddisfacenti utilizzando soltanto software gratuito, e di questo appunto intendo parlare.

La base di tutto può essere un editor WYSIWYG (What You See Is What You Get : quello che vedi è quello che otterrai). Ne escono di nuovi ogni momento, anche on line, ma per chi inizia dovrebbe essere più che sufficiente Kompozer (http://kompozer.net/ ).
Con questo programma, almeno all’inizio, non è strettamente necessario conoscere l’html, però un’infarinatura non è mai male averla: http://www.web-link.it/ è un indirizzo utile.

Da notare che Kompozer può inserire anche i Fogli di Stile (CSS), cosa ormai indispensabile. Non ammette le specifiche dell’HTML5, che andrebbero inserite con l’editor testuale di codice: ma chi inizia può anche farne a meno.
Per chi invece volesse utilizzarle è disponibile Blue Griffon, (http://bluegriffon.org/) simile al precedente ma più evoluto ed anche questo gratuito.

I file grafici possono essere ridimensionati o modificati se necessario con Artweaver, più semplice (http://www.artweaver.de/en/download ) o con Gimp , un po’ più complicato, ma ottimo ( http://www.gimp.org/ ).

Per inserire test e quiz di diverso tipo, una soluzione offline ottima è HotPotatoes, già citato in un recente post dalla collega Cristiana Zambon (https://hotpot.uvic.ca/ ), che permette di realizzare test a risposta chiusa, parole incrociate, riordino di frasi, parole o date, corrispondenze fra termini/ suoni/ immagini.
Per collegare le differenti pagine di quiz HotPotatoes comprende un programma apposito, Masher; io però trovo più comodo collegare le pagine con un file html che svolge la funzione di indice e le collega anche ai contenuti.

Esistono però programmi in grado di generare sia le pagine web di contenuti, testi, filmati, immagini, sia test di controllo di vario tipo. Fra i programmi offline almeno due si segnalano per praticità e per diffusione: CourseLab ed eXeLearning.
CourseLab (http://www.courselab.com/) prodotto dalla società russa WebSoft,   ha il pregio di lasciare grande libertà di composizione nell’esporre i contenuti ed una sufficiente dotazione di modelli di quiz; è supportato da un linguaggio di programmazione assistito, un po’ simile al javascript ma assai più semplice da imparare. E’ preferito da una attiva comunità internazionale di utenti. Occorre però notare che ha il difetto di produrre file di tipo flash, il che ne rende problematico l’uso per device diversi dal PC classico. Per produrre rapidamente lezioni su lavagna interattiva, tuttavia, CourseLab, secondo me, è ancora l’ideale.

Più rigido nella forma risulta eXeLearning, (http://www.exelearning.it/ ) che prevede una serie di attività decisamente ampia ed impostata specificamente per la didattica. Le pagine prodotte sono modificabili solo attraverso l’adozione di “stili” già prefissati. In realtà questi stili sono semplicemente dei fogli di stile CSS, ben fatti, non semplici da modificare se non nei particolari minori. L’effetto è quello di pagine sempre ben equilibrate, ma un po’ troppo standard: questo, beninteso, non è necessariamente un difetto e serve a moderare lo sperimentalismo grafico che affligge un po’ tutti noi produttori non professionisti di pagine web. Fra l’altro per eXe si è costituita anche una comunity in lingua italiana attiva e numerosa.

Entrambi questi programmi non scrivono direttamente il codice html, ma lo generano quando le pagine vengono esportate.

Esiste infine una serie sempre più numerosa di applicazioni online che svolgono funzioni simili, molte anche gratuitamente. Elenchi di indirizzi internet utilissimi vengono spesso pubblicati sui gruppi facebook di categoria, Insegnanti 2.0, docenti e LIM2 , informatica liofilizzata in pillole ed altri ancora.

Infine un sito istituzionale inglese: una miniera sempre aggiornata di indirizzi di software è il Centre for Learning & Performance Technologies, alla pagina http://c4lpt.co.uk/directory-of-learning-performance-tools/.

Scritto da: Paolo Freschi