Etica informatica e geolocalizzazione

Un fatto accaduto recentemente.

Ho avuto modo di incontrare una persona appassionata per l’informatica al punto tale da portare questo suo interesse alle estreme conseguenze.

Debbo dire che non è l’unica che ho conosciuto, ma parlandoci mi sono reso conto che mi permette di esemplificare un concetto di etica informatica:

<9. Pensate sempre alle conseguenze sociali dei programmi che scrivete>

Il conoscente, che chiamo Pino, entusiasticamente si accosta presentandomi il suo cellulare, ovviamente di ultimissima generazione, e orgogliosamente attiva una app che si presenta come una applicazione di georeferenziazione, con successione di click mi illustra su mappe georeferenziate tre indenficatori dicendomi, vedi questo è mio figlio 20 anni, questa mia figlia 15 anni, l’ultima è mia moglie.

Tutti informati e coscienti!!!

Pino ha attivato sui cellulari dei familiari la funzione di geolocalizzazione così da avere in ogni istante la posizione del cellulare, ne discende di conseguenza la posizione dei familiari.

Pino prosegue, vedi io so dove sono in ogni momento perchè nessuno di loro si priva mai dell’apparecchio. Queste informazione, prosegue, sono poi conservate nel Cloud.

Sono rimasto basito!

Ad un certo punto si sente un suono. Pino dice “Il grande è entrato in casa!!”.

Pino non si rende conto delle conseguenze che una tale applicazione comporta, non tanto tecnologiche quanto sociali.

La convivenza nel nucleo familiare si basa sulla fiducia, fare l’analisi degli spostamenti dei propri cari potrebbe portare a sorprese non sempre piacevoli, sicure discussioni, oltre al peggio se uno chiude il segnale.

Siamo consapevoli che i nostri dati geolocalizzati sono costantemente conservati e osservati dai fornitori dei servizi online, a loro però vengono forniti all’interno dello scambio “tu mi dai il servizio – io ti autorizzo all’analisi dei miei dati”, cioè l’operatore mi concede il servizio a costi ragionevoli – io ti concedo di utilizzare i miei dati entro un preciso perimetro legato al servizio offerto.

Non sempre questo mutuo patto è rispettato. I nostri dati sono quotidianamente monitorati da società che, tramite la rilevazione della posizione fornita dall’apparato, esaminano le nostre consuetudini di vita per scopi dichiarati commerciali, sic!

Queste informazioni sono spesso fornite senza comprendere chi le sta raccogliendo e perché. Ogni passo che facciamo è tracciato dai servizi di localizzazione dell’apparato alle volte inavvertitamente attivato. Necessita quindi prestare attenzione e disattivare i servizi di geolocalizzazione, anche se così facendo si perdono alcune funzionalità ritenute utili.

All’uopo si veda quanto pubblicato dal deputato tedesco Malte Spitz che ha citato in giudizio Deutsche Telekom, che per oltre sei mesi ha acquisito i suoi dati di geolocalizzazione.

Malte Spitz con questi dati ha creato sul sito “www.zeit.de” un link su quanto illustrato che riporta i suoi spostamenti giorno per giorno commentati. Consiglio di accedervi per capire di cosa si parla.

Le app dei “telefonini” sono oggi parte della nostra vita quotidiana, e percepite come marginali miglioramenti dell’apparato. Si valutano sull’efficacia e l’estetica, si ritengono indispensabili mezzi per giochi, agende, lettori multimediali ecc., non si percepisce l’indissolubile aggancio ponte che hanno tra i nostri dati personali, sensibili e riservati memorizzati sull’apparecchio, e il mondo internet e social dei loro produttori.

Ritengo quindi che occorra essere diffidenti verso queste, valutarne attentamente l’utilitĂ  e poi procedere all’installazione.

 

Scritto da: Marcello Pistilli