Esiste l’oblio in rete?

Molto di quello che pubblichiamo in rete alle volte corrisponde al nostro volere nell’immediato, ma non nel futuro.

La rapidità richiesta nella diffusione delle informazioni in rete rende più facili gli errori di analisi del contesto, sono pubblicate per soddisfare il nostro ego, per fare uno scoop, oppure al fine di attirare l’attenzione di amici o conoscenti.

Le notizie in rete possono anche essere, come nella vita reale, manipolate ad arte. Come pure possono essere mistificazioni della realtà. Esiste una regola, non scritta, che stabilisce la non rimozione delle notizie qualora esse siano supportate da contenuti reali. Essa è legata all’etica giornalistica, niente però è speso sulla rimozione di notizie palesemente false, offensive o psicologicamente pericolose. Nonostante la rimozione delle notizie nel “web tutto” sia tecnicamente impossibile da attuarsi, si comincia a parlare dell’oblio in rete.

I ministri della Giustizia dell’Unione Europea riuniti in Consiglio in Lussemburgo hanno dato luogo a procedere all’apertura dei negoziati col Parlamento per la proposta della Commissione europea sul regolamento della protezione dei dati. Le discussioni hanno preso il via dal 23 giugno, per arrivare alla sua adozione. Questo regolamento permetterà un’armonizzazione normativa in tutta l’Unione Europea. La riforma della protezione dati nell’Unione ha lo scopo di permettere alle persone di controllare meglio i propri dati personali e esercitare meglio i propri diritti. Tra questi il diritto all’oblio con la possibilità di richiedere la cancellazione dei dati da Internet e anche un risarcimento nel caso in cui si ritenga che ci siano state violazioni.

Il così detto “diritto all’oblio” è stato sentenziato inoltre dalla Corte di Giustizia europea in data 13 maggio 2014; a livello di regolamento esso obbliga Google e gli altri motori di ricerca, a eliminare i link, ma non la notizia. Qualora la norma venisse applicata ad una certa notizia Google, o chi per esso, rimuove i link a questa. Così la notizia indiziata diviene solamente più difficile da trovare, ma non “eliminata fisicamente”.

Sia che l’informazione sia bella o brutta, lecita o illecita, etica o non etica, essa può essere ovunque, perché la tecnologia alla base della rete la duplica ad ogni backup, quindi più volte. Per questo qualsiasi notizia potrebbe essere in un pc che ne conserva una copia.

Nella vita reale una notizia può essere in un foglio dimenticato in un cassetto, in rete essa può essere conservata ovunque nel mondo: potrebbe saltare fuori da un momento all’altro, inaspettatamente.

La normativa dell’oblio in rete definisce anche le modalità per richiedere la rimozione dai link dei motori di ricerca, e prescrive l’indicazione delle motivazioni all’origine della domanda. Non è possibile rimuovere notizie connesse alla realtà dei fatti come condanne di persone, prodotti che in un certo qual modo hanno procurato un danno, etc. in quanto non è possibile alterare la percezione dell’accaduto.

Un consiglio finale: è importante imparare a gestire e curare le informazioni che mettiamo in rete, i nostri dati pubblici e a non confidare nell’oblio.

Scritto da: Marcello Pistilli