A volte ritornano: Sim City e l’esame di geografia

Un recente articolo di Wired, edizione italiana, segnala il progetto di archive.org di rimettere in circolazione un grosso numero di giochi per MsDos. Alcuni di questi giochi hanno percorso poi un cammino trionfale: qualcuno è passato al mondo mobile e ce lo vediamo (anche) sui telefonini, qualcuno ha conosciuto successive edizioni, fino alla quinta o sesta, qualcuno è finito sugli schermi come soggetto per un film. Qualcuno, è diventato un mito.

Ecco una schermata con i primi giochi dell’elenco:

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Alcuni, come vedete sono delle autentiche perle: si va da Dune – d’origine letteraria – a Prince of Persia, che ha generato un film – non da Oscar, ma comunque rappresentativo del genere – a Pacman, e scusate se è poco.
Manca finora, duole dirlo, Civilization; in compenso, brilla in tutta evidenza SimCity.
Se cercate questo titolo su Google scoprirete che attualmente gira alla grande (si dice 40 milioni di utenti) sui telefonini.

Perché mi soffermo su Sim City?  Beh, dico subito che non è per pubblicizzare la sua recente reincarnazione su device mobile, ma per plaudire al recupero culturale attuato da archive.org e per ricordare l’uso didattico che mi trovai a fare di questo gioco.
Ma prima facciamo la conoscenza di questo oggetto. Guardate innanzitutto a questo indirizzo:  //archive.org/details/softwarelibrary_msdos_games  e cliccate sull’icona di SimCity.  Vi apparirà la primissima versione del prezioso videogame (diversa per alcune opzioni da quella che conoscevo).

Due parole per spiegare: nel gioco siete il sindaco di una città appena fondata e dovete decidere il piano regolatore: dove sistemare le zone residenziali, dove quelle industriali, dove quelle commerciali; dove far passare le strade e la ferrovia, dove mettere il commissariato e la stazione dei vigili del fuoco, il porto, l’aereoporto, i parchi giochi. La costruzione procede per tappe. Ogni “anno” vi si mostrano i risultati della vostra azione di amministratore. Se le aree sono state ben disposte e la città risulta ben organizzata, presto vedrete le zone residenziali fiorire prima di casette, poi di palazzi d’abitazione, le zone industriali arricchirsi di opifici e depositi e così via. Vi si chiederà di amministrare il piano regolatore, ma anche il bilancio della città: e qui dovrete decidere se alzare o abbassare le tasse, come gestire la manutenzione delle strade o la sicurezza dei cittadini; importantissimo sarà lo schema dei trasporti, perché sarà facile vedere la propria città bloccata dagli ingorghi, se le strade saranno insufficienti o tracciate in maniera irrazionale. Altrettanto difficile è  gestire l’inquinamento, per cui sarà bene separare le zone industriali da quelle residenziali. Questi problemi e le relative soluzioni interagiscono fra loro, per cui non troverete risposte facili a problemi di sviluppo; il diavolo, come si dice, abita nei particolari e bisognava lavorare spesso di lima per trovare una soluzione mediando fra due o più esigenze.

Come ovvio, la qualità della grafica è quella che ci si poteva aspettare allora (640 x 480 pixel, 16 colori!) , ma il meccanismo di gioco era già abbastanza sofisticato.

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In primo piano la carta generale, in secondo la mappa ingrandita del territorio.

Il bello di questo “gioco” è che il suo obiettivo era abbastanza realistico e che si prestava a fare un discorso serio sullo sviluppo di una città. Insomma, ci si potevano benissimo sviluppare in maniera attiva delle tematiche geografiche.
E veniamo a quanto mi riguarda: erano i primi anni ottanta ed insegnavo a Nettuno. La scuola, grazie alla lungimiranza di una preside in gamba, era dotata di ben tre computer, uno dei quali  con scheda grafica (non ridete, allora era una rarità).
La classe che coinvolsi in questo lavoro di geografia sperimentale (non mi viene altro termine per definirlo) era abbastanza difficile, ma, contrariamente alle aspettative, si appassionò molto al lavoro, che era tutto fuorché  ludico, ma era nuovo, era diverso e aveva il pregio della concretezza.
Si trattava di capire, sulla base dei risultati di una decina di città, realizzate senza badare a regole, quali queste regole fossero e come agivano.
Si realizzava il modello, si descriveva sinteticamente per iscritto, si esaminavano i risultati e, discutendo in classe, si stabiliva una norma da seguire per non ripetere gli errori commessi.
In capo a un paio di mesi i ragazzi scoprirono – senza grossi aiuti da parte mia, e questo era la cosa più importante  – una serie di regole per bene amministrare una città. Ne cito alcune: l’importanza del trasporto su ferro per diminuire l’inquinamento da traffico – la necessità di separare i quartieri industriali da quelli residenziali e l’importanza delle comunicazioni fra gli uni e gli altri; l’opportunità di suddividere le zone commerciali, perché le grosse concentrazioni tendono a generare ingorghi di traffico, e così via. In classe la cosa veniva presa maledettamente sul serio e non si parlava d’altro, se non, ovviamente, di calcio.
Alla fine ciascun ragazzo realizzò con SimCity una propria città ideale, cui diede il proprio nome, ne stampò la pianta e la rappresentò in un disegno. Agli esami, quasi tutti cominciarono il colloquio con questo argomento di geografia.  Mi spiace solo che le circostanze (principalmente, all’epoca, la mancanza di computer) non mi abbiano permesso di ripetere la prova.
Anni dopo, lessi di una collega che stava facendo lo stesso esperimento, senza sapere del mio;  poi non ho più trovato altre notizie del genere.

Sono convinto che anche altre problematiche in campo didattico si potrebbero affrontare in questo modo,  se ci fossero (ovvero, se si realizzassero) altri “giochi” adatti allo scopo. Purtroppo al momento non ne vedo alcun esempio: mancano le motivazioni economiche per i produttori, manca una seria corrente  d’opinione fra i docenti, che non si sono resi conto dell’opportunità che si offriva loro.

Con questo excursus nei lontani anni ottanta concludo i miei ricordi di esploratore della foresta informatica. Il mio orologio biologico di docente mi avverte che sta arrivando l’estate ed è il momento di entrare nel letargo estivo, da cui spero di riemergere con energie rinnovate e con argomenti assai più attuali.

Ci risentiamo a settembre.

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Scritto da: Paolo Freschi