Distanziamento creativo

Distanziamento creativo

In questo periodo è venuto all’attenzione un nuovo termine: distanziamento. Dal vocabolario on line della Treccani: L’atto, il fatto, il modo di distanziare o distanziarsi.

Il termine sta a indicare l’atto e il modo con cui si mette una certa distanza tra cose e persone.

La pandemia Covid-19 ci ha fatto coniugare il distanziamento come atto connesso al mantenimento della distanza di oltre un metro tra le persone per non contagiarsi.

Il distanziamento fisico, tramutato in distanziamento sociale, è una misura di controllo usata per fermare o rallentare la diffusione della pandemia.

Lo scopo di ridurre i contatti con le persone è quello di evitare il diffondersi di una ondata epidemica, come l’attuale, dove l’infezione può essere trasmessa dalle goccioline disperse nell’aria tramite colpi di tosse o starnuti. Ecco quindi l’uso delle famose “mascherine”.

Premesso che le misure indicate dalle autorità vanno seguite nella loro totalità; è la vivacità intellettuale per farle rispettare che non è mancata.

Ai percorsi tracciati in terra per non far incontrare chi entra con chi esce dai locali, ai cerchi in terra per indicare il punto su cui fermarsi nel rispetto del distanziamento, ai cartelli che indicano i posti vietati per sedersi in metropolitana e in treno, si sono aggiunti i vestiti e pure le bolle e le lastre di plexiglass di tutti i tipi e fogge.

“Box trasparenti con divisori in Plexiglass di 4,5 metri per lato con un ingresso di un metro e mezzo di ampiezza. Soluzione proposta da un’azienda per rispondere alla domanda: come sarà la vita al mare nell’estate della pandemia da Coronavirus e delle misure di distanziamento sociale”. Non viene però precisato nello spot: mancata ventilazione e dalle ore 12,30 fino a sera sauna compresa nel prezzo!

L’arguzia non ha trascurato il distanziamento sociale nei ristoranti con “bolle protettive”, che arginano la diffusione virus immergendo il consumatore del pasto dentro una campana di plastica trasparente così da porlo al riparo dalle particelle potenzialmente infette provenienti dagli altri commensali. Non secondario per l’oste è di velocizzare il pasto così da liberare il tavolo per altro avventore.

Il periodo del lockdown ha visto un incremento delle consegne a domicilio, ecco quindi chi ha pensato di spingere su una tecnologia da tempo oramai prossima all’esordio quale quella delle consegne tramite “robot”. Tecnologia che garantisce ogni consegna priva di contatto tra umani.

Dopo i dispositivi fisici, come quelli sopra indicati, l’ingegno si è sbizzarrito su quelli virtuali come l’app in realtà aumentata che avvisa qualora una persona entra nell’area circolare con raggio di due metri consentendo di verificare l’effettiva distanza di sicurezza.

Questa è solo una delle tante proposte di app per il distanziamento sociale, di certo è la più stravagante. Nota: qualora si scaricasse una app leggere attentamente le istruzioni e l’informativa prima di attivarla e se non convincono abbandonare prontamente e rimuoverla dal cellulare.

Uno dei punti caldi per il distanziamento sociale è quello delle scuole, ecco allora un braccialetto vibra e suona così da avvisare chi lo indossa qualora qualcuno infranga il muro del metro di distanza. La proposta si è spinta fino ad includere l’adozione per le scuole primarie così da imporre il divieto di contiguità tra bambini.

Con una formidabile intuizione, seppure suffragata dal gioco, viene delegata alla tecnologia l’educazione al mantenimento del salvifico metro di distanza.

Molti scudi si sono sollevati contro tale approccio con il richiamo al “protocollo Ludovico” del libro “Arancia meccanica”, romanzo distopico scritto da Anthony Burgess nel 1962 da cui è stato tratto  il film capolavoro del 1971 diretto da Stanley Kubrick.

Il “protocollo Ludovico” imposto al personaggio Alex, è una “cura” che “consiste nella somministrazione di farmaci unita alla visione di lungometraggi dove sono contenute scene di violenza. La visione delle pellicole è ‘obbligata’ dalla posizione di Alex, legato a breve distanza dallo schermo e con delle pinze che lo costringono a tenere gli occhi aperti. Le scene di violenza, insieme con l’effetto dei farmaci, incominciano a provocare in lui delle sensazioni di dolore e di nausea che tendono ad aumentare a mano a mano che il trattamento prosegue, fino a coinvolgere, oltre alle immagini di violenza e di sesso, anche la musica di sottofondo della proiezione che, durante la visione di un documentario su Hitler, è la nona Sinfonia di Beethoven.”

La cura per Alex, nausea farmacologica, ha il fine di rigettare la violenza che induce stimoli dolorosi, così ai bambini della scuola ‘Eugenio Cantoni’ di Castellanza viene indotta una vibrazione qualora tentino di avvicinarsi a un coetaneo per una manifestazione di affetto o per passare un peluche.

È ovvio che il preside della scuola ha risposto alle critiche, ma avrebbe fatto meglio a seguire la strada indicata dalle scuole Don Milani e Sant’Antonio di Ivrea che diventeranno aule a cielo aperto o meno in caso di maltempo, dove il distanziamento sociale non sarà indotto tecnologicamente, ma insegnato dai docenti.

Di certo il controllo dell’attuale momento critico non può essere delegato a metodi psicologicamente coercitivi come le app e altri dispositivi.

Molti sono gli svantaggi del distanziamento sociale, per bambini, ragazzi e adulti, un pregiudizio che può indurre la solitudine e la perdita dei benefici psicologici associati all’interazione umana fatta di partecipazione.

Occorre combattere per tutelare il senso del sociale, si deve creare la cultura a contrasto di ogni forma di disgregazione di comunità, l’uomo per definizione è un animale sociale, quindi sopravviverà all’antisocialità indotta dalla pandemia ricreando un mondo globale di partecipazione collettiva.

Scritto da: Marcello Pistilli