Copyright, cosa cambia?

Copyright, cosa cambia?

Copyright (diritto di copia): termine di lingua inglese, accettato oramai anche dalla lingua italiana. Identifica il diritto d’autore: vedi La Legge e la Proprietà Intellettuale, il Copyright/Diritto d’autore.

Il Copyright assimila la proprietà intellettuale, indica il diritto affinché un’opera dell’ingegno possa essere utilizzata e rappresenta il diritto dell’ideatore, dell’artista e dell’inventore a che siano riconosciuti i suoi diritti di creatore dell’opera.

La creazione di un’opera di ingegno non è da intendersi solamente come elaborazione artistica, vedi sculture o quadri, ma consiste in un qualunque opera che implichi uso di capacità creative, quindi anche un libro o uno spartito musicale. Quest’ultime, grazie alle moderne tecnologie, sono divenute facilmente riproducibili.

La riproduzione delle opere di ingegno assume quindi un’importanza sia sul piano economico che giuridico. Il Copyright è il diritto posto a protezione di queste opere, quali: testi, progetti, canzoni, contenuto di siti web, idee, disegni, foto, loghi…

Un individuo che scrive un saggio, un musicista che compone ed esegue un brano musicale, un grafico che progetta ed elabora un’immagine, hanno tutti in comune tempo speso per la preparazione e la realizzazione. Ore e minuti che possono sembrare, a un utente distratto, piccole cose prive di significato, ma che esprimono lavoro professionale per l’arricchimento culturale di tutti.

Il Parlamento dell’Unione Europea ha approvato, il 26 marzo 2019, il testo finale della direttiva sul diritto d’autore nota anche come Direttiva UE sul Copyright. La riforma europea del Copyright è passata con 348 voti a favore, 274 contro e 36 astenuti.

La Direttiva però sarà in vigore, qualora approvata dagli stati dell’Unione, dal 2021, ma solo nell’UE. La Direttiva, a differenza del Regolamento, come il Gdpr per i dati personali, non è applicata direttamente dalla data di entrata in vigore.

La prima volta che mi sono imbattuto nel Copyright è stato all’università quando recandomi presso una copisteria per chiedere se potevano fotocopiarmi un libro di studio introvabile in libreria, mi sono sentito rispondere che potevano fotocopiarmi una cinquantina di pagine su oltre 350 pagine del libro, cioè il 15 per cento delle pagine.

La quantità definita era a fronte della legge sul diritto d’autore. Legge in vigore dal 1941, si è evoluta al pari della tecnologia e oggi è regolata dalla Direttiva 2001/29/CE “sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione”, che recita: “È inoltre consentita la fotocopia di opere protette – effettuata mediante fotocopia, xerocopia o sistema analogo – per uso personale e nel limite massimo del 15% di ciascun volume o fascicolo di periodico, escluse le pagine di pubblicità (68, comma 3 L.d.A.)”.

In rete si trova molto materiale che illustra la storia del Copyright, ovviamente anche su Wikipedia: vedi Storia del diritto d’autore.

Sullo sviluppo del diritto d’autore ha inciso l’evoluzione tecnologica. Si aveva la copia illecita dei dischi LP nelle cosiddette musicassette. Non sempre però la copia era all’altezza dell’originale, si percepiva benissimo la differenza.

Successivamente si è passati ai masterizzatori che consentivano la copia, non sempre per uso personale, quindi illecita, dei CD fossero essi musicali o di saggi. Qui si avvertiva un miglioramento significativo del contenuto, quasi pari all’originale.

L’avvento di Internet ha dato uno spintone significativo all’opere di ingegno. La rete, con la sua diffusione di massa, ha permesso di appropriarsi delle opere altrui, siano essi testi, disegni, loghi, brani musicali ecc. solamente con un click. Ad esempio un click su un’immagine: “tasto destro” + “copia immagine”; fa sì che si possa salvare sul proprio apparato e riutilizzare un’immagine pubblicata nel web.

L’avvento, alla fine degli anni ’90, del file sharing, grazie al programma Napster, ha portato all’attenzione l’uso improprio dei file musicali; improprio in quanto ha consentito, mantenendo una notevole eguaglianza della copia con l’originale, un utilizzo di riproduzione che travalicava il fine del consumo per fini personali.

Napster fu il primo sistema di peer-to-peer di massa: “Napster utilizzava un sistema di server centrali che mantenevano la lista dei sistemi connessi e dei file condivisi. Le transazioni vere e proprie avvenivano direttamente tra i vari utenti. Nel luglio 2001 un giudice ordinò ai server Napster di chiudere l’attività a causa della ripetuta violazione di copyright. Il 24 settembre 2001 la sentenza fu parzialmente eseguita. L’accordo prevedeva che Napster pagasse 26 milioni di dollari come risarcimento per i danni del passato, per utilizzo non autorizzato di brani musicali e 10 milioni di dollari per royalties future”. Ovviamente alla chiusura di Napster sono subentrati molti ma molti altri software per lo scarico di file musicali illecitamente pubblicati. Uno dei più famosi è eMule.

C’era solamente un’attenzione da porre nell’esecuzione della copia scaricata; il pericolo di importare nel proprio PC virus informatici. In rete ci si poteva imbattere in soggetti non etici che infettavano il brano con malware.

Da allora in poi l’utilizzo di opere di ingegno altrui a propri fini si è esteso oltre il consumo per fini personali. Si pensi, non solo ai singoli internauti, ma alle piattaforme web che utilizzano articoli e brani musicali estratti da altri siti senza alcun riconoscimento per gli autori. Neppure una citazione.

Con la Direttiva UE sul Copyright gli editori e i creatori d’opera, potranno negoziare con le piattaforme web per farsi riconoscere economicamente l’utilizzo dei loro contenuti: vedi Riforma del copyright, cosa cambia in pratica per chi carica e condivide contenuti sul web?

Molto si è ipotizzato durante il parto della Direttiva, anche facendo terrorismo e raccontando che si sarebbe distrutta la libera creatività dei piccoli utenti.

Nella rete della disinformazione è caduta anche Wikipedia che nella giornata del 25 marzo 2019, ha oscurato le pagine in lingua italiana dell’enciclopedia in segno di protesta: vedi l’articolo Wikipedia Italia oscurata contro la riforma europea del copyright.

Ma a testo approvato si ha che Wikipedia come i contenuti open source, i meme, le parodie, le citazioni e i pastiche non rischiano nulla dalla riforma europea del Copyright.

A testo esplicitato si vede che gli utenti non rischiano alcuna sanzione nel caricare online materiale protetto da Copyright non autorizzato. Come pure le piccole piattaforme che sono esentate e le medie che hanno obblighi ridotti.

Brevi testi che riassumono la notizia, detti “snippet”, pubblicati su siti aggregatori come Google News, sono esclusi dalla Direttiva. Anche i semplici link alle notizie restano liberi e gratuiti.

Solo le piattaforme con fini commerciali hanno l’obbligo di rispettare le nuove regole sul Copyright.

Si potranno ancora caricare i video in rete, in quanto la Direttiva prevede che sia la piattaforma a coprire l’uso fatto dai suoi utenti. Le piattaforme dovranno acquisire una licenza d’uso dai detentori dei diritti (produttori, società come Siae ecc.) per pubblicare video e musica.

Sempre a carico dei grandi provider web sarà la verifica, anche tramite algoritmi, dell’identità di chi detiene il diritto d’autore. Essi dovranno dotarsi di “filtri sul caricamento” così da verificare ed eventualmente rimuovere i contenuti caricati senza il consenso del loro legittimo proprietario.

Il Parlamento dell’Unione Europea ha quindi indicato una via di mezzo tra la necessità di facilitare la circolazione della cultura e quella di impedire l’indebito sfruttamento da parte di chi si arricchisce sul lavoro e sulla cultura di terzi.

Quello che fanno notare gli esperti è che il Regolamento è però di difficile interpretazione e strettamente tecnico: vedi l’aticolo Supini di fronte al copyright.

In conclusione nell’immediato futuro non succederà nulla, almeno finché i paesi europei non recepiranno la Direttiva e a seconda dello stato europeo che ci metterà mano il testo potrebbe essere anche stemperato come pure irrigidito.

Scritto da: Marcello Pistilli