Baricco e il gioco del web

Baricco e il gioco del web

Per Natale 2018 ho ricevuto come regalo il libro “The Game” di Alessandro Baricco, edizioni Einaudi.

Devo dire subito che l’aspettativa non è stata confortata dalla lettura del testo. Ho trovato il libro interessante, scritto in modo semplice, scorrevole, con una stesura direi informale e amabile nel riportare i fatti accaduti che hanno portato all’attuale mondo digitale: anni che vanno dal 1978 al 2016.

Le idee espresse dall’autore sono interessanti e offrono lo spunto per riflettere sul ruolo che il cosiddetto web ha rappresentato, e rappresenta, sugli usi e sui consumi negli ultimi anni e per quelli a venire.

Il titolo però mette in guardia indicando benissimo lo scopo del libro, presentare l’evoluzione tecnologica come un gioco accattivante e fine a se stesso.

Lo svolgimento è quindi sopra le righe, alle volte superficiale, oserei dire infantile. Ma forse questo era l’intento dell’autore.

Quindi un libro sicuramente rivolto alla generazione definita millennials, cioè ai giovani nati a cavallo degli anni 90 del secolo scorso. Per loro le informazioni fornite possono risultare nuove, preziose, seppure monotematiche. Purtroppo non incoraggia gli approfondimenti.

L’idea delle mappe, una struttura cronologica, gerarchica e geografica delle innovazioni digitali che hanno cambiato le nostre vite negli ultimi trent’anni, serve a catturare i lettori giovani trascinandoli, sempre nell’ottica del gioco, nel mondo digitale; devo dire uno spunto interessante.

Anche l’idea dell’evoluzione, che dovrebbe condensare l’assoggettamento dell’uomo alla tecnologia, è presentata in modo ludico e superficiale: da uomo-spada-cavallo a uomo-tastiera-schermo.

L’evoluzione raccontata copre un periodo storico che, stante la mia età, ho vissuto in presa diretta e seppure non sempre ero al corrente degli antefatti narrati da Barrico, ne vedevo i risultati.

Rivendico qui il diritto di dire la mia su quegli anni, l’età e le numerose esperienze che ho vissuto me lo consentono.

Debbo dire che quanto vissuto alle volte non corrisponde al racconto fatto dall’autore, che sicuramente ha avuto accesso a maggiori informazioni, oltre al fatto che gli anni passati hanno portato una maggiore lucidità e consapevolezza sugli eventi.

L’evoluzione del web, presentata in modo superficiale, privilegia la semplicità a scapito della complessità. Rinunciando agli orpelli, e secondi pensieri, trascura informazioni e dati che di fatto non possono essere messi da parte. Chi ha vissuto la rivoluzione informatica dal 1978 ad oggi, sa che si sono succeduti molti altri fatti che hanno contribuito allo sviluppo del digitale.

Ad esempio una notevole spinta è stata data dall’introduzione delle tecnologie digitali nell’industria, nell’amministrazione e nella gestione del commercio.

L’avvento del sistema operativo Windows, a inizio anni 80, ha rassicurato il management contribuendo a questa introduzione. Si è assistito alla personalizzazione del lavoro che però restava sempre connesso ai rassicuranti sistemi centrali mediante i programmi detti emulatori che riconducevano i PC a semplici e stupidi terminali.

Certamente l’adozione da parte della IBM del sistema Windows, al posto del sistema operativo proprietario OS/2, ha convinto anche i più scettici sulla strada da intraprendere.

Si aveva così una platea di soggetti digitalizzati che portavano pure nelle case l’abitudine all’uso dei personal computer prodomi all’avvento de Web.

Altro aspetto non toccato da Barrico è il Xerox Palo Alto Research Center (Xerox PARC) della Xerox Corporation, parco scientifico fondato nel 1970, con sede a Palo Alto (California – USA).

Come riporta Wikipedia “Sono loro i veri inventori del sistema operativo a icone il progetto dell’interfaccia grafica utente sviluppato dal PARC e commercializzato (dalla Xerox Systems Development Division) come Xerox Star. Che sia stato un fallimento è evidenziato dal fatto che furono vendute solo 25.000 unità mentre i sistemi Apple Macintosh commercializzati dalla Apple vendettero milioni di unità e fecero la fortuna della società. È singolare notare che il sistema Lisa e successivamente Macintosh sono derivati dai sistemi sviluppati dal PARC. Infatti il cofondatore dell’Apple Steve Jobs decise di lanciarsi nel progetto di un’interfaccia grafica dopo una visita al PARC autorizzata dalla Xerox”.

I giudizi positivi dei lettori, da me non sempre condivisi, focalizzano la mutazione e le personali sensazioni di chi non conosce la storia dell’evoluzione digitale, ma la vede solamente come il gioco di chi ha una visione adolescenziale della tecnologia.

Visione di colui che del web guarda solo ai lati positivi e si rifiuta di considerare che nel rapporto con il web e i social media, anche se tutto sembra innocuo come in un gioco, qualcosa potrebbe andare storto.

Il libro di Barrico, che si dilunga con consistenti commentari, è scritto per i nativi digitali la cui visione del mondo è profondamente diversa rinchiusa come è intorno e dentro lo strumento smartphone, una realtà rarefatta a proprio vantaggio che vuole vedere solo l’aspetto ludico della tecnologia e ignora i pericoli.

La tecnologia non prende posizioni, può essere una benedizione come una forza potenzialmente distruttiva, è l’uomo che la utilizza che decide quale aspetto deve essere predominante. Tutto questo nel libro non c’è!

Anche nel capitolo dedicato alle fake news l’aspetto etico non è considerato, l’autore si dilunga su come esse si possono mutare, quasi una lezione di logica e tecnologia di un tecnoentusiasta, ignorando l’aspetto più inquietante del loro evolversi. L’autore si limita a prestare attenzione alla mutazione del messaggio non alla distorta realtà trasmessa.

Non si accennano neppure i possibili condizionamenti e i pericoli insiti nelle fake news derivati da atteggiamenti conservatori, oscurantisti, populisti, pericoli espressi anche nella nostra recente vita politica. Neppure si percepisce nel testo un insegnamento a non fermarsi alla prima notizia, ma ad approfondire i fatti.

C’è chi ritiene che il libro andrebbe adottato nelle scuole, posso concordare, con una precisazione però, che in classe sia commentato con gli insegnati di storia e informatica.

Il libro è un tentativo di storicizzare l’evoluzione del digitale che andrebbe visto come un punto di partenza, per questo può aiutare le giovani generazioni spingendole a comprendere cosa possono diventare partendo da come la tecnologia digitale li rapporta con gli altri e con sé stessi.

Necessita far comprendere tuttavia gli altri aspetti del web, ad esempio che dopo il gioco:

  • esiste anche un mondo oltre lo stretto perimetro costruito intorno agli interessi personali;
  • esiste un web abitato da soggetti che non giocano;
  • nel web si sviluppano forti interessi personali a scapito degli altri;
  • esiste un’etica informatica a cui bisogna adeguarsi per vivere insieme il web così da avere una sana vita digitale.

Gli insegnati dovrebbero coordinare la discussione fornendo maggiori spiegazioni così da educare al pensiero critico con lo scopo di avere utenti, scienziati, sviluppatori e leader che edifichino un mondo migliore nel rispetto della tecnologia.

 

Scritto da: Marcello Pistilli