Andrea Farro, formatore digitale a 19 anni

Andrea Farro, formatore digitale a 19 anni

In un precedente articolo avevamo avuto già occasione di parlare di lui, Andrea Farro, formatore giovanissimo che da qualche mese si è unito al team della Fondazione Mondo Digitale. La sua mission è quella di accompagnare studenti poco più giovani di lui alla scoperta del potenziale delle nuove tecnologie. Ha guidato una classe di ragazzi all’uso di Scratch e App Inventor all’interno del Binario F qui l’articolo –, tenuto lezioni per il progetto “Ambizione Italia per la Scuola” firmato Microsoft e dedicato all’intelligenza artificiale, e vestito i panni di arbitro durante la RomeCup 2019 qui l’intervista a cura di Cecilia Stajano.

In tutte le occasioni Andrea non si è limitato a mostrare come usare i linguaggi di programmazione, a definire l’AI o a fornire il suo supporto per migliorare le prestazioni di robot in gara, ma ha aperto un confronto sul mondo del lavoro, sulle nuove richieste del mercato, su skills – hard e soft – ad oggi maggiormente ricercate dalle aziende.

Oggi vogliamo farvi conoscere meglio Andrea Farro: chi è, quali sono le sue passioni, quando e perché si è avvicinato al mondo della programmazione e cosa rappresenta per lui l’esperienza di formatore che sta vivendo.

 

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Chi è Andrea: parlaci di te.

“Ho 19 anni, sono nato a Fondi e cresciuto a Civitavecchia. Studio Ingegneria informatica all’Università degli Studi Roma Tre perché la mia passione più grande è, con tutta sincerità, l’informatica. Ma non amo solo quella: adoro spendere il mio tempo in compagnia e condividere con gli amici cinecomics, videogames e… il buon cibo! Credo che la condivisione renda tutto migliore, più gratificante e produttivo. Quello che invece non sopporto è il disinteresse e l’eccessiva rigidità, i pregiudizi che si trasformano in una gabbia che impedisce di sperimentare e di capire cosa davvero può fare per noi”.

Descrivi te stesso con tre aggettivi.

“È sempre difficile trovare degli aggettivi per se stessi… i primi che mi vengono in mente, però, sono sicuramente testardo, socievole, volenteroso”.

Cos’è la programmazione, cosa rappresenta per te e quando ti sei avvicinato a questo mondo?
“La programmazione è uno strumento per esprimersi e per allenare la mente, che permette di dare vita praticamente a qualsiasi cosa ci passi per la testa per mezzo di un computer. Il risultato finale, anche se raggiunto con impegno e fatica, è estremamente appagante. Per me rappresenta da sempre il modo più naturale per esprimere quello che sono, che amo e che desidero fare nella vita futura. E, con il passare del tempo, è diventato uno strumento per migliorare la vita delle persone.
Mi sono avvicinato alla programmazione da bambino, avevo 9 anni e tutto ha avuto inizio con la realizzazione un videogioco. Il primo linguaggio di programmazione che ho sperimentato è stato C# – ad oggi ancora il mio preferito –, con non poca fatica. È iniziata così una fase di ricerca e studio individuale, che però ha dato i suoi frutti: per questo mi piace incoraggiare i ragazzi a provarci; alcuni di loro che desiderano avvicinarsi al coding sono disorientati e non sanno come muoversi. Il mio consiglio è quello di provare e sbattere la testa, fino a quando non si raggiunge l’obiettivo”.

Raccontaci come è stato lavorare con i ragazzi al Binario F.
“Nell’hub di Facebook ho ricoperto il ruolo di formatore, avvicinando gli studenti all’uso di App Inventor. Sono emerse molte idee, soprattutto durante il mini-hackathon, e un sincero interesse dei partecipanti che ha reso l’esperienza davvero gratificante. A rendere speciale i due appuntamenti è stato il loro visibile desiderio di voler trasformare un’idea in qualcosa di concreto, che alla fine è il motore che ci spinge ad andare avanti e a migliorare. I ragazzi mi sorprendono spessissimo in queste occasioni perché, nonostante perplessità e incertezze, si mettono in gioco superando i propri limiti. La voglia di farcela nella maggior parte dei casi supera le paure e li porta anche a regalarmi un ‘grazie’ a fine laboratorio. I casi più difficili sono quelli che si fanno scudo dietro alla frase ‘l’informatica non è il mio campo, non mi piace’; in questo caso la mia vittoria consiste nell’offrire loro, almeno, una visione più ampia della materia”.

Che significato ha ricoprire il ruolo di formatore digitale.
“È qualcosa di meraviglioso, un impegno che amo in primis per la possibilità che mi offre di trasmettere ciò che so agli altri, e poi perché rappresenta una sfida, quella di imparare ad adattarsi a esigenze e bisogni diversi. Fare tutto ciò per la Fondazione Mondo Digitale è ancora più speciale, perché si tratta di un ecosistema di iniziative che mettono al centro le persone. La mia avventura con voi è iniziata nel 2014, quando ho seguito un corso di sviluppo di videogiochi; non ero proprio alle prime armi all’epoca, ma sentivo la necessità di confrontarmi con esperti del settore. Con voi sono cresciuto, ho partecipato a maratone informatiche, condiviso consigli fino a trasformare la mia voglia di fare in uno strumento utile a giovani, più o meno, della mia stessa età.
Condividere competenze con loro è un piacere: mi vedono come un ‘amico’, qualcuno con cui poter instaurare con facilità un rapporto, e questo significa dare vita a una lezione interattiva e per nulla noiosa”.

Non solo Binario F. Parteci al progetto “Ambizione Italia per la Scuola” e sei stato arbitro della RomeCup 2019. Cosa ci racconti?
Ambizione Italia porta l’intelligenza artificiale nelle scuole e lo fa con l’obiettivo di creare posti di lavoro. Il motivo per cui nasce è dunque nobile e non posso che essere felice di farne parte. Credo che l’AI rappresenti una delle principali chiavi per l’automatizzazione, capaci di ‘alleggerire’ – e non di poco – la vita delle persone. Ma, forse, è anche la più critica, perché nei suoi confronti si tende ad essere scettici, e per questo diventa importante la formazione, alle potenzialità applicate al futuro ma anche ai rischi.
Per quanto riguarda la RomeCup, invece, l’ho letteralmente adorata! Si tratta di un evento che ho sempre apprezzato e che quest’anno ho avuto il piacere di vivere in modo diverso, ricoprendo il ruolo di arbitro nella categoria Rescue Line. Affiancare i partecipanti impegnati a creare qualcosa da mostrare è stato veramente entusiasmante. Mi porto nel cuore l’espressione di un ragazzo nel ricevere un mio consiglio per migliorare le prestazioni del robot del suo team. Un appuntamento annuale impegnativo, ma al quale parteciperei altre mille volte, perché la gratificazione emerge quando ti trovi di fronte a giovani che si muovono da tutta Italia – e non solo – per competere e realizzare i propri sogni”.

Scritto da: Ilaria Bonanni