Come funziona la tecnologia blockchain

Come funziona la tecnologia blockchain

Se dobbiamo salvaguardare l’autenticità di un documento in copia unica, ad esempio un documento che indichi la proprietà di una opera d’arte, lo conserviamo in un luogo che riteniamo sicuro. Di solito si dice: sotto il materasso!

Questo però non assicura il documento contro la sua sottrazione o la perdita accidentale. Meglio custodirlo presso un notaio o nella cassetta di sicurezza di una banca.

Seppure questi luoghi aumentano la sicurezza non l’assicurano. Neppure possono proteggere il documento verso soggetti non etici che potrebbero alterare quanto riportato volgendolo a loro favore.

Altra modalità di conservazione è disporre di più copie del documento, opportunamente autenticate, dislocate in più luoghi, come presso amici fidati, banche, notai ecc., così che qualora una copia si perdesse o fosse alterata le altre possono testimoniare la proprietà dell’opera d’arte.

Ebbene a questo concetto si è ispirata la tecnologia che oggi va per la maggiore, questa tecnologia è nota come “blockchain”.

Recentemente, il 26 settembre 2018, l’Italia ha aderito alla “European blockchain partnership” come 26° paese europeo. L’adesione è stata firmata dal vicepremier Luigi Di Maio.

L’Europa ha stanziato un fondo da 300 milioni di euro a cui ora anche le imprese italiane possono partecipare.

Innanzitutto vediamo di capire cosa si cela dietro la parola blockchain evitando di cadere in stereotipi come: “blockchain cambia il modo di concepire Internet e ne fa un protocollo ‘grasso’ per tutti”, oppure “un nuovo modo di pensare il web”  ecc.

Attenzione perché tentare di capire la blockchain equiparandola al protocollo web (il famoso: www) porta la sua comprensione verso una strada errata.

La blockchain è la “tecnologia” che potrebbe rendere le piattaforme di interazione affidabili e sicure. Potrebbe consentire di eseguire le transazioni online in maniera certa rivisitando il concetto di piattaforme fiduciarie (trust).

Perché si usa il condizionale? Perché seppure sono visibili i vantaggi, altrettanto visibili sono le limitazioni che questa giovane tecnologia si porta appresso.

Partiamo dalla storia. La tecnologia blockchain è nata da un’idea di Satoshi Nakamoto (nota: è solo uno pseudonimo) nel 2008. Caratteristica fondamentale della blockchain è la gestione del sistema fiduciario in completa autonomia, senza la necessità di un’autorità regolatoria o un server centrale.

Questa indipendenza e decentralizzazione paritetica fa sì che al termine blockchain si associa il termine “democratico”.

Come prima applicazione ha svolto il ruolo di registro contabile per tutte le transazioni globali della cripto valuta Bitcoin.

La blockchain e la cripto valuta Bitcoin sono indiscutibilmente legati tra loro, sia nell’immaginario collettivo che nella realtà storica. Per molto tempo si sono usati come sinonimi, finché ci si è accorti che la blockchain è una tecnologia con notevoli potenzialità per la realizzazione di iterazioni condivise riconoscibili da tutti, uomini o macchine, in grado di garantirne l’affidabilità. Questo ha fatto riconsiderare la tecnologia sganciandola dal deepweb.

Cerchiamo di spiegare un concetto non semplice ripensando l’esempio iniziale in termini informatici. I luoghi di conservazione sono i “cassetti” di una banca dati gigante e l’autentica dell’opera d’arte sono i dati e l’informazione da salvaguardare.

Premetto che la matematica che sta alla base della blockchain, la crittografia a chiave pubblica e non solo, non è intuitiva e richiede attenzione. Tutto questo però non impedisce la comprensione del concetto alla base di questa tecnologia.

Riporto quanto espresso da Alessandro Moccia, esperto di sicurezza informatica:

“Si tratta di un registro aperto di informazioni condiviso, decentralizzato e distribuito. Più tecnicamente, è un database che, anziché risiedere su un unico server, è strutturato in blocchi distribuiti su diversi nodi di una rete. Il punto di forza della blockchain sta tutto in questo concetto. Le informazioni inserite nel database si riproducono in tempo reale in tutti i nodi della rete, e i nodi stessi possono in qualsiasi momento verificare la validità delle informazioni inserite”.

“Registro aperto, decentralizzato e distribuito in cui può essere memorizzato – in modo rapido, permanente e verificabile – un insieme in continua crescita di transazioni, dette record o blocchi. Letteralmente catena di blocchi, la blockchain è una lista di transazioni collegate tra loro e rese inviolabili grazie alla crittografia e a un’opportuna rete peer-to-peer. Ciascun blocco contiene un collegamento al precedente, i dati relativi alla transazione e un riferimento temporale. Ciò implica che sia impossibile alterare un blocco a posteriori, poiché occorrerebbe modificare anche tutti quelli successivi e avere il consenso del resto della rete”, in quanto tutti i membri del blocco certificano l’autenticità in ottica di sicurezza by design. La fiducia è il presupposto fondante della blockchain: distribuita e non manipolabile.

Per un più approfondita spiegazione rinvio ai link:

Le informazioni gestite tramite la blockchain, una volta scritte e validate, non possono essere più modificate. Nella blockchain è consentito solo aggiungere informazioni, e non alterare quelle che sono già state memorizzate. Questa caratteristica garantisce le informazioni presenti nel database.

La blockchain permette un apporto utile a sviluppare nuovi servizi e soluzioni per cittadini, imprese, amministrazioni pubbliche.

L’architettura infatti immerge in un sistema fiduciario (trust) applicazioni nuove e trasparenti in moltissimi campi, dalla politica (gestione delle elezioni politiche salvaguardando il voto elettronico) alla sanità (condivisione sicura di cartelle sanitarie), passando per il commercio di beni immateriali, il cloud computing e la gestione protetta delle identità digitali. Oltre ovviamente in campo finanziario con lo scambio di “valori”, siano monetari (trasferimento di valuta), intellettuali o che rappresentino una proprietà, per esempio le azioni societarie o le autentiche nel collezionismo d’arte.

Come detto la blockchain è una tecnologia ancora immatura, con una serie di questioni aperte come:

  1. consumo di risorse energetiche, il sistema di validazione del “blocco” è complesso e implica che i server sparsi nel mondo agganciati dalla blockchain procedano alla sua validazione crittografica: i server consumano energia, molta energia!
  2. garantire un’elevata affidabilità sistemica della piattaforma, oggi non è composta da server “accreditati” e quindi non sono in grado di garantire la gestione di dati personali sensibili.
  3. conformità giuridica con piattaforme regolamentate come il GDPR e eIDAS. Ad esempio il diritto all’oblio: non applicabile visto che le transazioni registrate sono immodifi

Molte altre sono le questioni non risolte da questa tecnologia e seppure si è consapevoli che non vada bene per tutti i settori, è innegabile che al momento sia una soluzione promettente.

 

Scritto da: Marcello Pistilli